Accordo politico sull’articolo 18

C’è un ipotesi di accordo sulla riforma del mercato del lavoro. Accordo che metterebbe pace tra il premier Monti e il segretario del partito democratico Bersani, ma che non avrebbe il consenso di banche e imprese.

La mediazione riguarda essenzialmente il licenziamento per motivi economici. Fino a ieri la riforma prevedeva che il dipendente licenziato per motivi economici dall’azienda potesse essere indennizzato, con una cifra tra le 15 e le 27 mensilità, ma non reintegrato nel posto di lavoro.

Ora, secondo l’accordo raggiunto tra Monti e Bersani, con il via libera del segretario PDL Alfano e dell’UDC Casini, il reintegro sarà previsto, qualora il giudice, a cui dovesse rivolgersi il lavoratore licenziato, stabilisca che la motivazione economica non sussiste, è un paravento per nascondere qualcos’altro. La modifica dovrebbe andare nella direzione richiesta più volte dai sindacati, che proprio questo temevano: un utilizzo strumentale delle motivazioni economiche per effettuare licenziamenti individuali più liberamente, senza passare dal vaglio di un giudice.

Il premier Monti ha annunciato in conferenza stampa il raggiungimento dell’intesa, ed ha confermato: il disegno di legge ora sarà inviato al parlamento. Ora però sono banche e aziende a protestare, perché, dicono, le nuove modifiche apportate alla riforma dell’’articolo 18 rischiano un nuovo irrigidimento del mercato del lavoro italiano.

Ma il premier ostenta sicurezza, fa i complimenti al ministro Fornero e dice: “Mi aspetto un iter parlamentare veloce, ora che i partiti di maggioranza hanno raggiunto l’accordo”.

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