Addio al 2020, anno della pandemia

covid vaccinIl 2020 resterà per sempre l’anno della prima pandemia (dichiarata dall’Oms fin dal 9 marzo 2020)  del terzo millennio, un anno terribile per la devastazione prodotta in Italia e nel mondo sulla salute delle  persone. In Italia sono più di  71.359 i nostri connazionali che hanno perso la vita per Covid 19 al 25 dicembre scorso, secondo i dati del ministero della Salute, mentre il tasso di positività  continua ad oscillare fra 12 e 9%.

Al 13 dicembre 2020 il  tasso apparente di letalità era del 2,23%, ma è molto superiore l’indice di contagiosità, quello che ha indotto i governi a ricorrere a misure drastiche anti-contagio fin dal febbraio scorso.

Sui  sintomi di Covid 19 , che sono  simili a quelli dell’influenza,  in questi giorni è apparso uno studio che ci dice che la discriminante per distinguerli da quelli influenzali è l’ordine in cui appaiono: febbre, tosse, dolori muscolari per Covid 19, tosse, febbre e gli altri sintomi per l’influenza.

Dieci mesi di pandemia hanno inciso pesantemente sull’economia del Paese, oltre che  sullo stato d’animo della popolazione, che, comunque, nonostante le polemiche sulle misure di contenimento imposte dal governo, i negazionisti, la contrapposizione fra salute e lavoro, salute e reddito, ha saputo farsi carico in linea di massima delle responsabilità collettive ed individuali.

Choccante l’impatto iniziale, fra l’incredulità di molti e un  sistema sanitario impreparato ad affrontare un virus sconosciuto.

Dopo i primi malati di Wuhan di fine dicembre 2019 , in Italia  i primi casi del 12 gennaio 2020 dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani, sono stati  seguiti dal diffondersi rapido del contagio soprattutto nelle regioni del nord: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna sono state  il banco di prova delle misure anticontagio, che sono passate  progressivamente dalla chiusura delle scuole e delle università fino  al lockdown quasi totale dal 10 marzo al 18 maggio. I  69 giorni di chiusura del Paese, tranne che per le attività necessarie a vivere, ci hanno fatto conoscere  insieme a tante nuove parole:  coronavirus, pandemia, tamponi, dpcm, lockdown, nuovi modi di vivere a partire dall’isolamento fino all’uso quotidiano di internet  per lavoro, scuola, convegni, cultura e spettacoli, che  si sono trasferiti sul web, lasciando, nella scorsa primavera,  ai canti sui  balconi l’unica forma di socialità consentita .

Nell’elenco delle novità di questi mesi ci sono la paura della malattia, l’impoverimento di tanti, la scoperta della fragilità dei nostri anziani, ma anche, la scoperta del valore della scienza e dell’abnegazione dei professionisti della sanità, unita però alla consapevolezza dei  mancati investimenti del passato . In questi mesi. il Paese in molti casi si è guardato allo specchio, ha preso atto di tante contraddizioni, ma ha potuto contare su un nuovo spirito di coesione dell’Unione Europea.

Ferrara in Emilia Romagna è diventata nella prima ondata del Covid un caso di studio per il basso numero di positivi e di decessi rispetto alla media regionale. Un dato che è venuto meno in questa seconda fase dell’epidemia, esplosa dopo un’estate in cui la cautela in molti è venuta meno, dando origine ad una nuova diffusione di positivi, molti dei quali asintomatici.

Le scuole che erano state aperte con tutte le cautele del caso,  sono tornate a chiudersi, così come le città e le regioni, divise in zone di colore diverso a seconda dell’intensità del contagio e della capacità dei servizi sanitari locali di reggere all’impatto del virus.

Il 2020 si chiude sul Vaccine day, la vera prima buona notizia dell’anno e la speranza che il  2021 possa vedere,  se la sfida della vaccinazione di massa sarà vinta,  la fine dell’epidemia.

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