Al S.Anna, per la prima volta, adottata tecnica chirurgica d’avanguardia

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Innovazione e miglioramento. Queste le parole chiave che hanno accompagnato l’èquipe guidata dal prof. Giorgio Cavallesco – Direttore del Reparto di Chirurgia Generale e Toracica dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria S. Anna di Ferrara –  quando hanno eseguito per la prima volta in Italia una tecnica chirurgica all’avanguardia su una paziente colpita da tumore al polmone a sede endobronchiale.

Eliminare la parte malata in toracoscopia è un tipo di intervento che già viene eseguito, ma il prof. Cavallesco – accompagnato da un team di professionisti altamente qualificati – è andato oltre: dopo aver eliminato la parte lesionata ha ricongiunto le due parti sane dell’albero bronchiale preservando gran parte dell’organo, questo sempre in toracoscoscopia vale a dire un intervento svolto inserendo una minuscola telecamera nel torace che consente di vedere il campo di lavoro. (Tecnicamente una sleeve lobectomy toracoscopica).

L’innovativo intervento chirurgico è stato presentato questa mattina in una conferenza stampa che si è svolta presso l’ospedale S. Anna a Cona (Ferrara) alla presenza del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria, dott. Gabriele Rinaldi, e il prof. Giorgio Cavallesco. Tutto ciò cosa significa? Un intervento di questo tipo porta numerosi vantaggi al paziente: meno dolore, tre piccoli tagli di cui il maggiore di 5 centimetri (e non più una apertura di 30 centimetri), tempi di ricovero più brevi, minori rischi e meno complicanze. Per il chirurgo invece questa tecnica rappresenta una sfida.  “Anche con la modalità “in aperto” – vale a dire un taglio di quasi 30 centimetri – gli spazi per muoversi con i ferri chirurgici sono davvero ridotti per questo tipo di interventi” – spiega il prof. Giorgio Cavallesco che prosegue – “questo per far capire quanto è stato difficile muoversi in toracoscopia, tecnica che inevitabilmente riduce gli spazi di manovra, la visibilità e la possibilità di toccare l’organo. Un ruolo fondamentale l’ha avuto l’endoscopista che mi ha guidato durante tutta l’operazione”.

Come si è svolta l’operazione? La paziente – inserita nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale per il carcinoma del polmone presente al sala operatoria ospedale s. anna ferrara - GENERICA (2)S. Anna – aveva i requisiti giusti per sottoporsi a questo tipo di intervento. “Chiarisco immediatamente” – precisa il chirurgo – “che non tutti i malati di tumore al polmone sono candidati ideali per questa tecnica, il paziente deve avere determinate caratteristiche”.

Il suo caso è stato quindi studiato a fondo e il 29 ottobre la signora è stata operata. Questo intervento, complesso alla nascita, lo è diventato ancora di più a causa della posizione del tumore che, nella paziente, era in un punto molto fragile dell’organo. La parte di polmone malata è stata eliminata e le due parti sane sono state letteralmente ricongiunte, una sorta di auto trapianto volto alla conservazione delle funzionalità dell’organo. In passato venivano eliminati quasi 2/3 di polmone mentre alla donna – dopo sette ore di intervento – è stato rimosso solo 1/3, vale a dire la parte lesionata dal carcinoma.

Un lavoro delicatissimo e molto preciso che ha visto la piena collaborazione di tutte le persone presenti in sala operatoria. “Una nota di merito va a tutte le persone presenti in quel momento – precisa Cavallesco – perché ogni figura professionale ha avuto un ruolo fondamentale nella buona riuscita di quest’operazione”. Un team composto dai dottori Maniscalco e Garelli come aiuto chirurghi, Ragazzi, Paolazzi, Zani e Amadori anestesisti, Cavicchi e Fiorindo infermieri alla strumentazione, Della Valle e Zerbo infermieri all’anestesia. Inoltre un ruolo rilevante è stato svolto dai dottori Pasquini e Ravenna, broncoscopisti, nella fase intra e post operatoria.

Come nasce l’idea di eseguire questa tecnica? Il professor Cavallesco, durante uno dei suoi consueti viaggi negli Stati Uniti per incontrarsi con i colleghi e aggiornarsi professionalmente, ha avuto la possibilità di assistere alla presentazione di un intervento chirurgico eseguito con questa tecnica. Tornato in Italia ha capito che al S. Anna erano presenti professionalità in grado di accompagnarlo in questo percorso e ha deciso di mettere in campo la sua esperienza per migliorare la qualità della vita di una persona malata.

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