Al via, Internazionale a Ferrara: il Premio Politkovskaja al rifugiato Behrouz Boochani

Oltre 30 mila nomi. Gipi ha dato il via questa mattina alla dodicesima edizione di Internazionale a Ferrara leggendo l’elenco, stilato dall’ong olandese United for Intercultural action, delle persone morte nel tentativo di raggiungere l’Europa dal 93 ad oggi.

“Finché resisto” s’intitola il reading pubblico e collettivo che andrà avanti per tutta la durata del festival. “Ho pensato che sarebbe stato giusto non tanto rendere un omaggio ma dare un’idea del tempo che ci vuole a leggere questa lista così che ci si possa rendere conto di quanto è grossa questa cosa che stiamo vivendo e lo faccio per me, perché ho un macigno di sensi di colpa bella pancia – ha detto Gipi prima di iniziare a leggere – C’è un problema di compassione: è più facile essere brutte persone che belle persone”.

Il Premio per il giornalismo d’inchiesta Anna Politkovskaja, quest’anno è andato invece a Behrouz Boochani, giornalista curdo iraniano che vive in un centro di detenzione per migranti sull’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, dal luglio del 2013. A ritirare il premio per lui Omid Tofighian, professore e traduttore del libro di Boochani, No friend but the mountains “In quanto curdo – ha scritto nella sua lettera per il festival Boochani – sono cresciuto facendo i conti con la discriminazione.

Questa discriminazione sistematica ed individuale ha condizionato il mio punto di vista e la mia visione del mondo nel profondo”. . Il giornalista è stato costretto a lasciare il suo paese a causa del suo impegno come giornalista e attivista e ha provato ad andare in Australia, rischiando di morire annegato e arrivando sull’isola di Natale “pochissimi giorni dopo l’introduzione dell’approvazione della legge per la quale chiunque arrivasse in barca per cercare asilo politico doveva essere esiliato oltre i confini nazionali dell’Australia nelle isole di Manus, Papua Nuova Guinea, o Nauru, un’altra minuscola isola nell’Oceano Pacifico, senza che i loro casi o le loro richieste di asilo venissero neanche prese in considerazione o esaminate”. Boochani è stato rinchiuso in una prigione durissima senza possibilità di difesa ma non si è arreso: “Ho cominciato quasi subito a pensare che il mio dovere come giornalista e scrittore fosse combattere contro questo sistema che aveva esiliato me e migliaia di altre persone”.

Oggi al festival anche gli Stati Generali del Femminismo con Marta Dillon, scrittrice e giornalista argentina tra le fondatrici di Ni Una Menos, Marta Lempart, femminista polacca, Katha Pollitt, poetessa e giornalista statunitense, Rafia Zakaria, scrittrice pachistana, Ida Dominijanni, filosofa italiana (Tremate, tremate!, alle ore 21 al Teatro Comunale).

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