Aldro bis: confermate condanne in secondo grado

Dieci mesi per omissione d’atti d’ufficio e favoreggiamento a Marcello Bulgarelli e 8 mesi per omissione d’atti d’ufficio a Marco Pirani. E’ quanto deciso dalla Corte d’appello di Bologna che sostanzialmente confermato le condanne di primo grado dei due agenti di polizia accusati di aver depistato le indagini che seguirono la morte di Federico Aldrovandi. Secondo l’accusa, Bulgarelli avrebbe interrotto, su richiesta del collega Luca Casoni (assolto in primo grado), la registrazione di una telefonata compromettente per i quattro agenti coinvolti nella morte di Federico Aldrovandi. Pirani, che all’epoca era ispettore di polizia giudiziaria, non avrebbe inserito nel fascicolo del pm il registro delle telefonate arrivate dal 113. Le richieste del sostituto procuratore generale Longo erano la conferma di condanna di primo grado per Bulgarelli (10 mesi, confermati oggi) mentre per Pirani, la derubricazione da omissione di atti d’ufficio ad omessa denuncia, con una riduzione di pena a 3 mesi rispetto agli 8 inflitti in primo grado, poi confermati dai giudici d’appello. Le difese (l’avvocato Pieraccini per Pirani e Bolognesi per Bulgarelli) che avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, hanno già annunciato ricorso in Cassazione. Al processo non erano presenti i familiari di Federico, in quanto non sono più parte civile attiva nel processo.

Attende ancora il pronunciamento dell’appello, invece, Paolo Marino, il terzo agente di polizia condannato nel processo Aldrovandi bis, all’epoca dirigente della sezione volanti della questura di Ferrara. Marino fu condannato nel marzo 2010 a un anno per omissione, per non aver informato dettagliatamente il pm di turno di quanto accaduto in via Ippodromo il 25 settembre 2005. La sentenza d’appello è attesa in autunno. “Questa sentenza è un altro passo per conoscere la verità su quello che è accaduto quella mattina a Federico” e ora è “giunto il momento che chi sa dica tutto”. Lo ha detto, raggiunta al telefono dall’Ansa, la mamma di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, commentando la conferma in appello di oggi delle condanne dei due poliziotti per i depistaggi.

“Per Bulgarelli – ha aggiunto – è stato confermato il reato, lo stesso per cui invece un altro poliziotto, e solo per un cavillo, era stato assolto (il riferimento a Casoni, ndr). Sta venendo fuori che nella questura di Ferrara in quei mesi del 2005 e poi nel 2006 si misero in atto azioni che hanno impedito di far luce appieno sui fatti, non si è trattato di semplici omissioni ma di azioni decise per insabbiare tutto. Ora chiedo, anche se è pia illusione, e credo sia giunto il momento che chi sa dica tutto, perché molti sanno realmente più di ciò che è stato detto. Qualcosa non ha funzionato nella questura di Ferrara in quell’epoca, mi piacerebbe che si facessero ulteriori approfondimenti”.

In queste ore, intanto, Patrizia Moretti, su Facebook, risponde dopo la lettera di scuse a Manganelli: “Accetto di incontrare volentieri il capo della polizia e il ministro Cancellieri, spiega la mamma di Federico che spiega di non aver mai nutrito rancore nei confronti della polizia, ammettendo però, che dalla tragica mattina della morte del figlio, le divise ora, le fanno paura. “Non riesco a dimenticare che tutti hanno sentito ma nessuno ha ascoltato. Abbiamo ottenuto giustizia ad un prezzo enorme e dopo mille battaglie. Ma nella mia storia di madre – conclude Patrizia Moretti- non vi potrà mai essere un lieto fine.

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