Aldrovandi, le scuse di Manganelli

Una lettera del capo della polizia Antonio Manganelli per Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, il giovane morto all’alba del 25 settembre 2005 dopo l’azione violenta di quattro agenti di polizia oggi condannati definitivamente dalla Cassazione per eccesso colposo, un reato punito come l’omicidio colposo.

Una lettera consegnatale personalmente venerdì pomeriggio dal questore di Ferrara, Luigi Mauriello in cui Manganelli scrive. “E’ giunto il momento di farvi avere le nostre scuse e quando e se vorrà sarei felice di incontrarla nuovamente”.

Patrizia Moretti aveva già incontrato Manganelli. Un incontro conciliatore fra una famiglia distrutta dalla perdita di un figlio e una polizia macchiata da quattro uomini che secondo la stessa famiglia aveva ucciso il loro ragazzo, nonostante non fossero stati ancora condannati in primo grado. Oggi la giustizia ha dato ragione ai genitori di Federico e la Polizia attraverso Manganelli chiede, per quanto possa valere nei confronti di una madre che ha perso un figlio, scusa.

Patrizia Moretti è ben contenta di incontrare Manganelli così come in settimana potrebbe essere definito il giorno in cui incontrerà anche il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri che nei giorni scorsi ha fatto aprire un provvedimento disciplinare nei confronti di Paolo Forlani, il poliziotto che su internet ha prima offeso mamma Patrizia e suo figlio e poi ha chiesto scusa.

“Quando li incontrerò – dice la Moretti – dirò loro che quello che spero è che quel che è successo a Federico non succeda mai più”. Con il nodo alla gola, perché suo figlio non glielo darà più nessuno, Patrizia poi aggiunge: “Per questo motivo ritengo che quei quattro agenti non possono e non devono più stare in Polizia, come è giusto che scontino la pena in carcere”.

Patrizia, davanti alle massime autorità si farà portatrice anche di un nuovo percorso che deve prendere il Paese affinché sia il più civile possibile: l’introduzione del reato di tortura anche per le forze dell’ordine che abusano del loro potere.

Abuso di potere emerso secondo quanto stabilito dalla Cassazione anche per quei dirigenti di polizia che agirono all’interno delle scuole Diaz di Genova e oggi rimossi dal loro incarico.

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