Aldrovandi: martedì si decide su carcere per i quattro agenti

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Sarà il tribunale di sorveglianza di Bologna a decidere, martedì prossimo, la sorte dei quattro agenti di polizia condannati in via definitiva per eccesso colposo nell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il 18 enne, morto il 25 settembre 2005, a Ferrara durante un controllo. Per Enzo Pontani, Paolo Forlani, Luca Pollastri e Monica Segatto la Corte di Cassazione nel giugno scorso aveva confermato la pena di 3 anni e 6 mesi (3 anni scontati dall’indulto) ed ora i giudici della sorveglianza dovranno decidere come e dove far scontare i sei mesi residui della pena.

I legali hanno presentato richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali o in alternativa la detenzione ai domiciliari – come conferma uno dei legali, Giovanni Trombini per Pontani – e i giudici dovranno decidere l’ammissibilità di queste richieste. I quattro agenti, come ipotesi di massima, rischiano il carcere, anche se spiega Trombini questo “sarebbe una contraddizione in un momento in cui si parla di misure alternative alle carceri sempre più affollate”.

L’udienza di martedì potrebbe non essere risolutoria poiché i giudici dovranno valutare se è stata svolta istruttoria completa sulle posizioni dei quattro agenti che dovrebbero essere presenti all’udienza per essere ascoltati. La posizione disciplinare – sospensione dal servizio, radiazione dalla polizia o altro in seguito alla condanna definitiva – è demandata ai consigli provinciali di disciplina delle questure del Nord Italia in cui svolgono ora servizio (Venezia, Vicenza e Tarvisio): secondo l’orientamento giuridico, hanno più volte spiegato i legali, trattandosi di reato colposo e non doloso, sarebbe prevista la sospensione temporanea, ma il rischio è anche quello della radiazione. La decisione della disciplinare è autonoma e svincolata da sentenza penale e provvedimenti della Sorveglianza.

Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, i genitori di Federico, hanno sempre ribadito il principio di una estromissione dei 4 agenti dal corpo della polizia. “C’é una sentenza diventata definitiva e vi sono tutti i presupposti perché i quattro condannati, ancora in servizio, vengano licenziati dalla polizia. Quello che abbiamo intrapreso in questi anni è un percorso di legalità che non ha mai inteso mettere in discussione il corpo di polizia in sé, parte fondamentale del nostro tessuto democratico, ma si è concentrato su coloro che hanno ucciso nostro figlio e successivamente hanno cercato di nascondere la verità procurandosi, come si legge nella sentenza del processo bis, ulteriore patimento e sofferenza”.

I genitori lo avevano ripetuto anche al ministro Anna Maria Cancellieri: “Non punire è come avallare, così le violenze della polizia non possono che aumentare. Lo Stato che vorrei dovrebbe dissociarsi da ogni violenza di appartenenti alle forze dell’ordine”. La Cancellieri aveva incontrato la mamma che aveva sollecitato al ministro un intervento disciplina sui 4 agenti aveva risposto che “la situazione è molto delicata e complessa di cui capisco fino in fondo le difficoltà, ma ci stiamo lavorando”

(ANSA)

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