Alle donne che sanno prendersi cura – VIDEO

Se ci sono donne che vorremmo festeggiare in questo 8 marzo 2021 funestato ancora tanto pesantemente dalla pandemia al primo posto vorremmo mettere le tante figure femminili che abbiamo incontrato in questi mesi nei luoghi di cura.

Le tante infermiere le dottoresse  che abbiamo visto accanto a primari in genere uomini negli ospedali al Delta al SS. Annunziata di Cento, al Sant’Anna, che a natale ci hanno mostrato assieme ai lori occhi stanchi sul volto copertodalle mascherine l’albero di natale a cui non hanno voluto rinunciare per immettere un po’ di aria di famiglia nella solitudine di chi era ricoverato.

Le Operatrici sociosanitarie (OSS), le inservienti, le operatrici delle residenze che ospitano i nostri anziani di cui si prendono cura spesso al di là di ogni dovere contrattuale.

A Ferrara, da luglio, la sanita ha ai suoi massimi vertici due donne, Paola Bardasi e Monica Calamai. Sono le prime da festeggiare in modo simbolico per il carico di responsabilità che si sono assunte all’atto della nomina a questa loro non facile carica.

Accanto a loro mettiamo le giovani operatrici delle Usca, le infermiere che accolgono e vaccinano la popolazione in Fiera a Ferrara, alla Pandurera a Cento e da oggi a Codigoro  e ad Argenta, nelle Case della Salute e negli spazi che incarnano le nostre speranze e  il desiderio  di vincere l’odioso virus.

Sono le donne che da Ferrara come nel resto del Paese testimoniano il valore del prendersi cura, che è qualcosa di più del curare e che dovrebbe esprimere oggi più che mai l’essenza stessa e la qualità di ogni lavoro.

In politica, in azienda, nelle redazioni, nei servizi, nei luoghi dell’arte e del divertimento, in fabbrica e nelle campagne, dove lavorare dovrebbe finalmente equivalere a prendersi cura non solo della propria carriera, ma delle comunità, dell’ambiente, dei clienti, del pubblico, dell’economia e dello sviluppo buono sicuro e ordinato delle nostre città.

Un prendersi cura che diventa  emblematico quando e’ rivolto a chi e’ piu fragile e  perciò diventa lavoro nobile, altruistico, difficile, purtroppo poco riconosciuto e spesso nell’opinione pubblica di  serie B. sottopagato, sottovalutato, dato per scontato.

C’è poi quello delle donne che si prendono cura della casa, della famiglia, dei loro bambini, dei loro genitori, in questi mesi impegnate a gestire una  vita domestica nuova, senza poter contare come prima sulla scuola, e ,per chi ha figli o persone care affette da disabilità, senza poter contare su chi possa aiutarle per una parte almeno della loro faticose giornate.cona ospedale

Molte di loro sono a casa perché hanno perso il lavoro.

Dedichiamo a tutte loro questa Giornata Internazionale della Dnna, nell’augurio di ricordarci di loro anche quando questa tempesta sarà passata.

Con loro ricordiamoci anche delle donne invisibili e preziose  della ricerca , chiuse nei loro laboratori , ricordiamoci delle insegnanti per la cura che si prendono dei nostri ragazzi, delle badanti che accudiscono, lontano dalle loro famiglie,  i nostri anziani

Dedichiamo loro questa “festa”, non solo perchè se lo meritano, ma per la grande dignità con cui fanno un lavoro quotidiano, senza encomi,  nè incentivi e men che meno applausi, con i quali, invece, oggi, idealmente,  vogliamo salutarle.

Dalia Bighinati

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