Bloccare la catena del contagio: Ferrara sperimenta il “sistema Crisanti”. Il punto a Focus Ferrara – VIDEO

Sarà una vera e propria rivoluzione ideata  per bloccare la catena del contagio: così il prof Andrea Crisanti, Direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera-Università di Padova, ha presentato oggi il progetto pilota da lui messo a punto sulla base dell’esperienza di Vo Euganeo, per bloccare, o quantomeno ridurre sensibilmente, il  rischio contagio da Sars Cov 2.

Il sistema Crisanti, che sarà sperimentato a Ferrara a partire da fine marzo, sostituirà il contact tracing con un nuovo metodo, chiamato in codice  network testing, che dovrebbe circoscrivere il contagio alla rete delle persone che hanno relazioni abituali  con la persona contagiata.

Il prof. Crisanti, ospite della puntata odierna di Focus Ferrara, condotto da Alexandra Boeru, è intervenuto sul tema, insieme alla dottoressa Monica Calamai, direttore generale Ausl Ferrara, che ha stipulato , per realizzare il progetto, una apposita convenzione con Andrea  Crisanti, Università di Padova e Toscana Life Sciences di Siena che processerà i test molecolari fatti a Ferrara nei laboratori che l’Azienda sta predisponendo e che dovrebbero almeno raddoppiare se non triplicare l’attuale numero dei tamponi.

Il metodo , dice il prof. Crisanti, non prevede nessuna indagine dell’Ausl sui contatti della persona che ha contratto il contagio, al quale, invece, l’Asl, Usca o medico di base  ,  assegnerà un codice al momento della rilevazione del contagio, con la data del giorno,   necessaria all’autorità sanitaria  per rilevare l’indice di contagio di quella giornata.

Sarà, poi,  lo stesso contagiato ad inviare a familiari, amici, colleghi di lavoro e a tutti coloro che costituiscono la sua abituale rete di relazioni , il codice che gli è stato assegnato, con cui tutti costoro  potranno recarsi ad un laboratorio indicato  per un tampone molecolare.

Da qui dovrebbe partire il controllo dell’Ausl sull’eventuale trasmissione del virus, avviando un sistema di verifiche tramite la diffusione ad oltranza dei tamponi molecolari necessari per seguire l’evoluzione del contagio e interromperne la trasmissione isolando i contagiati con e senza sintomi.

Il metodo, sperimentato con successo a Vo euganeo un anno fa, e recente in Sardegna con ottimi risultati, se avrà successo anche a Ferrara, in questo caso con la collaborazione diretta dei cittadini, dovrebbe costituire un esempio in più per convincere le istituzioni sanitarie centrali, quindi il governo , ad adottarlo.

Il network testing e quindi i tamponi molecolari, gli  isolamenti mirati delle persone portatrici del virus, abbinati ad una efficace e tempestiva  campagna di vaccinazione eviterebbero dice convinto Crisanti, altri lockdown generalizzati ormai sempre più difficili da sopportare.

Ma  perché proprio a Ferrara questa sperimentazione? “ Perché è vicina a Padova, ha risposto il professore, sottolineando un criterio di opportunità personale, ma anche perché si tratta di un territorio relativamente isolato.

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