Appaltopoli: “C’è abuso d’ufficio”

Due anni e sei mesi per abuso d’ufficio al dirigente del Comune di Ferrara, Enrico Pocaterra. Due anni invece per 11 imprenditori accusati di turbativa d’asta.
Sono le richieste di condanna fatte quest’oggi dalla pubblica accusa, il sostituto procuratore Patrizia Castaldini per il processo conosciuto come “Appaltopoli” che vede sul banco degli imputati il dirigente del Comune e 11 imprenditori. Per la pubblica accusa l’ingegner Pocaterra insieme ad  11 imprenditori avrebbero fatto un accordo per spartirsi 28 appalti eseguiti nell’intero territorio comunale.
Un impianto accusatorio, ha riferito la Castaldini in quasi cinque ore di requisitoria davanti al collegio giudicante presieduto da Luca Marini, con a altere Attinà e Giorgi, che si basa sulle dichiarazioni – come ha detto la Castaldini – di un’altra funzionaria del Comune, Maria Amoruso, da considerare attendibili sostiene la pubblica accusa e confermate dalle prove che fra le più importanti conta una tabella che riporta la distribuzione dei lavori alle varie imprese.
L’Amoruso nel corso delle indagini svelerà i criteri con cui i lavori svolti nel territorio comunale dal 2005 al 2007 furono spartiti secondo una logica che per la pubblica accusa non solo ha creato un ingiusto profitto alle aziende, ma ha turbato  il mercato e ha anche creato un danno per il Comune.
La logica spartitoria – secondo il pm – che avrebbe generato anche dei ribassi esigui nei prezzi dei lavori eseguiti avrebbe infatti poi provocato un danno per le casse dello stesso Comune di Ferrara. La pm inoltre nel corso della sua requisitoria tira in ballo anche il massimo dirigente del settore, l’ingegnere capo Fulvio Rossi, mai entrato nell’inchiesta ma sentito solo come testimone nel corso del dibattimento. “Sono rimasta sconcertata quando tramite la stampa – nel corso delle indagini – l’ingegner Rossi dichiarò di non essersi mai accorto di nulla” .
Poi la Castaldini ha aggiunto: “Le richieste di verifica dell’ingegner Rossi avvenute a inchiesta giudiziaria aperta e sollecitate dal sindaco di allora, non hanno mai riguardato i lavori oggetto del processo ma opere già terminate”.
In apertura di udienza, Pocaterra ha di nuovo reso una dichiarazione spontanea per ribadire la sua correttezza nel lavoro fatto, eseguito solo per interesse pubblico. Poi sono iniziate le dichiarazioni delle difese che ribadiscono l’estrema correttezza delle procedure seguite. Il processo, sempre con l’arringa delle difese prosegue il 27 gennaio.

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