Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio incamera nell’archivio storico gli archivi parrocchiali

L’Archivio storico diocesano e gli archivi parrocchiali sono beni culturali di rilevante valore storico, sociale e religioso e custodiscono un patrimonio di storia e di memoria per la comunità cristiana e anche per la comunità civile. Sono fonti per la storia della Chiesa locale, delle sue istituzioni, delle sue attività e dei suoi protagonisti; per la storia della devozione e della sensibilità religiosa; per la storia del territorio, del suo patrimonio artistico e architettonico. Documentano inoltre la storia economica, sociale, demografica per ogni ricerca e approfondimento di chi intenda conoscere più a fondo lo sviluppo della vita e delle tradizioni degli insediamenti umani sul nostro territorio.

Attualmente nella nostra Arcidiocesi esistono situazioni buone di conservazione dei documenti, accanto purtroppo a condizioni di degrado, difficile accessibilità o scarsa tutela. Soprattutto a seguito del sisma che ha colpito il nostro territorio nel 2012, molti archivi parrocchiali sono rimasti depositati in luoghi non più idonei alla loro conservazione e sicurezza.

Dovendo assicurare secondo il Codice di Diritto Canonico (Cod.486 §1) che «tutti i documenti che riguardano la diocesi o le parrocchie debbano essere custoditi con la massima cura», e che tale dovere ricade anche su parroci e amministratori parrocchiali – che non possono avere tutte le competenze archivistiche necessarie -, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ha deciso di incamerare presso l’Archivio storico diocesano di Ferrara gli archivi delle parrocchie, creando ex novo un cosiddetto “super-fondo” composto da tanti fondi archivistici quante sono le parrocchie.

Il fine è quello di: tutelare degnamente lo stato dei documenti; stimolare la giusta valorizzazione storico-culturale del patrimonio archivistico parrocchiale; favorire la ricerca genealogica e storica;sollevare parroci e amministratori parrocchiali dalla gravosa responsabilità di essere soggetti conservatori di fronte allo Stato italiano, oltre che al diritto ecclesiastico.

Per poter attuare un accorpamento corretto secondo un unico e ragionato criterio archivisti-co, verranno trasferiti in una prima fase tutti gli archivi presenti nelle canoniche non abitate e gli archivi di evidente valore storico-culturale a rischio di vario genere, in una seconda anche gli archivi in buono stato conservativo custoditi in parrocchie abitate e quelli di scarso interesse storico-culturale.

 

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