Capodanno: l’omelia della pace di mons. Perego, Arcivescovo di Ferrara e Comacchio

vescovo perego giancarloIl 2018 di Mons Giancarlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, si è aperto con un’invocazione per la Pace, in occasione della giornata mondiale della Pace celebrata dalla Chiesa Cattolica il primo giorno di ogni anno e istituita nel 1968, 50 anni fa, da Papa Paolo VI.

“La pace, come assenza di guerra, come disarmo, ha spiegato Mons. Perego, è ancora un compito politico e sociale importante nel mondo, che chiede l’impegno dei cristiani”.

Il dovere di operare in favore per la pace è scritto nei volti di tutti coloro che, come ha detto Papa Francesco, “fuggono dalla guerra e dalla fame, o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale”. Quindi, la sfida della pace, lanciata 50 anni fa da Paolo VI, oggi si salda con un’altra grande sfida dei nostri tempi, quella della solidarietà e dell’accoglienza nei confronti dei profughi che abbandonano le proprie case in cerca di una vita migliore lontano dalla guerra e dalla violenza. Di queste persone, a Ferrara, ce ne sono circa 1300, ricorda il vescovo, accolte dai Comuni ma anche da associazioni, cooperative e comunità parrocchiali.

Nei confronti di queste persone l’arcivescovo esorta ad adottare quattro parole d’ordine: accogliere, tutelare, promuovere e integrare. L’omelia dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio è coerente con il Messaggio lanciato quest’anno da Papa Francesco, che esorta all’accoglienza senza nascondere le enormi difficoltà che essa comporta, la necessità di gestire in modo responsabile “nuove situazioni complesse, che spesso si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, [contando su] risorse sempre limitate”. E tuttavia, spiega Mons Perego, “siamo chiamati a prendere per mano queste persone, che in Italia provengono da almeno 70 nazionalità diverse perché siano protetti da chi vede in loro manodopera a basso prezzo, corrieri per la droga, gente comunque da sfruttare”. Bisogna aiutarli, per aiutarli in un difficile momento della loro vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *