CamCom: “Assunzioni in calo rispetto all’anno scorso a Ferrara”

lavori edilizia economia case edileAssunzioni in calo rispetto all’anno scorso a Ferrara.

Qualche segnale di preoccupazione filtra dalla Camera di Commercio.

Sono 5.700 le dichiarazioni di assunzione delle imprese ferraresi nei primi tre mesi del 2019. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si registra una flessione delle entrate previste (-770 rispetto al trimestre gennaio-marzo 2018). Sono i dati forniti dalla dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sulla base dell’indagine Excelsior, realizzata in collaborazione con Unioncamere e Anpal.

Dati che segnalerebbero il progressivo rallentamento congiunturale, a conferma di un quadro macroeconomico reso ancora più incerto dall’evolversi degli scenari economici mondiali, e per effetto di una maggior richiesta di profili professionali qualificati. Sono alcune delle indicazioni diffuse.

Per il presidente dell’ente camerale, Paolo Govoni, “Riducendo il carico burocratico e quello fiscale si libererebbero risorse per accelerare la ripresa”.

lavoroSarebbe quindi molte le incognite che graverebbero sui piani di sviluppo delle imprese: dall’andamento delle esportazioni per la questione dei dazi, all’incertezza sulla ripresa della domanda interna e degli investimenti, alle conseguenze legate alla Brexit. Non tutto il sistema produttivo provinciale, però, risulterebbe frenato dalle incertezze del quadro economico a livello internazionale. Nei primi tre mesi del 2019, ad esempio, per la Camera di Commercio si muoverà in controtendenza la filiera del turismo, con aumenti delle posizioni lavorative messe a disposizione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+8%).

Sono soprattutto le imprese di media dimensione a programmare assunzioni, la cui percentuale passa dal 31,5% al 35,3% con due punti e mezzo in più per quelle con più di 250 dipendenti. Cresce, in termini percentuali, la richiesta da parte delle imprese delle professioni di elevata specializzazione e dei tecnici, così come degli operai specializzati (dal 34,6% al 39,4%), mentre si riduce il peso delle professioni non qualificate. Proprio questo spiegherebbe l’aumento della difficoltà nel trovare nuovo personale.

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