Aumentano maltrattamenti in famiglie e numero di donne che si rivolge a centri antiviolenza

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Sempre più donne straniere si rivolgono ai centri antiviolenza della nostra regione, e aumentano purtroppo anche i reati di maltrattamenti in famiglia che nell’81% dei casi hanno per vittime donne e bambine.

Sono questi alcuni dei dati che alla vigilia dell’8 marzo fotografano il fenomeno della violenza di genere in regione e nel paese.

La percentuale di donne straniere che si rivolgono ai Centri antiviolenza in Emilia-Romagna, stabile intorno al 35%, è superiore di oltre 20 punti alla quota di straniere nella popolazione femminile regionale. E’ uno dei dati rilevati da Samuela Frigeri, presidente del Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza, in vista dell’8 marzo. La proporzione, spiega, parla della “gravità della situazione di violenza/bisogno” in cui si trovano le donne straniere in Italia e in Emilia-Romagna, spesso “prive di una rete informale di sostegno”. La percentuale di donne straniere che si sono rivolte ai 13 Centri del Coordinamento regionale nel 2014, tra i quali c’è anche quello di Ferrara, è significativa: sono il 35,9% (869 donne) contro il 64,1% di italiane (1.553). “In Emilia-Romagna, come in tutto il mondo – sottolinea Frigeri – le donne continuano a morire uccise dai loro partner o ex-partner. Nonostante le ricerche, gli studi e una certa sensibilità crescente sul tema, sui media si sente ancora parlare di ‘delitti passionali’. Si evoca a sproposito la parola ‘amore'”. E mentre si aspetta “ancora un Piano d’azione nazionale, i centri antiviolenza resistono come piccoli presidi di libertà e coraggio”. I reati di “maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli”, stando a quanto emerso dalle statistiche del ministero degli interni, sono passati da 11991 a 12125 e l’81 per cento delle vittime sono donne o bambine.

Tra i risultati della legge sul “femminicidio”, introdotta un anno e mezzo fa, vanno però annoverati gli importanti aumenti delle misure contro gli uomini violenti: quadruplicati sia gli ammonimenti (da 111 nel 2013 a 408 nel 2014), sia gli allontanamenti, passati da 73 a 275. A fronte di questa attività “repressiva” si è registrato un conseguente calo di minacce alle donne (da 38832 a 35346), di atti persecutori (da 9688 a 8547), di percosse (da 7334 a 3573), di violenze sessuali (da 4084 a 3753). E di lesioni personali, passate da 26526 a 25033.

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