Aumento capitale Carife, chiusa inchiesta giudiziaria. Dodici indagati – VIDEO

Dodici indagati su 54 iniziali, più di due anni di indagini per 15 faldoni di atti: sono i numeri dell’inchiesta che la procura di Ferrara con le indagini eseguite dalla guardia di finanza ha chiuso proprio in questi giorni.

Un’inchiesta giudiziaria che ha cercato di fare luce sull’aumento di capitale della ex Carife partito alla fine del 2010 e concluso nel 2011 per arrivare ai famosi 150milioni di euro.

 

 

Così l’allora presidente della banca di Ferrara, Sergio Lenzi, il direttore generale, Daniele Forin, con i dirigenti Davide Filippini e Michele Sette, rispettivamente delle direzioni Bilancio e Finanza e l’allora legale rappresentante e consigliere di amministrazione della società Carife Sei, Paolo Govoni sono alcuni dei nomi dei 12 indagati. Si aggiungono Teodorico Nanni, già ex legale rappresentante della controllata banca di credito e risparmio di Romagna e Michele Masini, socio della Deloitte &Touche, la società di Revisione contabile di Carife.

A questi nomi ferraresi si aggiungono alcuni di quelli dei componenti dei cda di due banche che secondo l’ipotesi investigativa avrebbero contribuito all’operazione che gli inquirenti chiamano di fittizia creazione di capitale. Gli altri indagati infatti sono i legali rappresentanti rispettivamente della Banca Valasabbina e di Caricesena, Ezio Soardi e Germano Lucchi, con i rispettivi ex direttori generali dei due istituti, Spartaco Gaffornini per Valsabbina e Adriano Gentili per Cesena. Si aggiunge un altro nome sempre per Caricesena, il dirigente Maurizio Teodoroani.

L’ipotesi accusatoria, hanno spiegato questa mattina in un incontro con la stampa, il procuratore capo, Bruno Cherchi e il colonnello a capo del comando provinciale delle fiamme gialle, Sergio Lancerin, è semplice: i vertici di Carife, per l’aumento di capitale necessario nel 2011 per impedire che la banca fallisse, fatto questo poi avvenuto, avrebbero commesso operazioni poco trasparenti a tal punto che con la collaborazione di altre due banche, l’istituto Valsabbina e Caricesena avrebbero creato un capitale fittizio e dunque ‘doppato’. Un capitale non reale che per conseguenza si riverberò anche sul valore delle azioni poi fatte sottoscrivere ai soci di Carife, successivamente caduti nel crack.

Indagini che inizialmente, per motivi d’ufficio, portarono ad iscrivere nel fascicolo dell’inchiesta il nome di 54 persone. Per la procura tuttavia solo alcuni sia del cda della vecchia Carife che delle due banche ‘amiche’ erano a perfetta conoscenza di quanto si stava effettuando per procedere a tutti i costi – ritengono gli inquirenti – all’aumento di capitale necessario ad arrivare ai 150milioni di euro che avrebbe scongiurato la fine dell’istituto di credito.

Al reato di fittizia creazione di capitale si aggiungono anche quelli di falso in prospetto, aggiotaggio ed ostacolo all’autorità di vigilanza. Collegato con il reato di creazione fittizia di capitale inoltre c’è anche quello di bancarotta.

Ora i faldoni sono a disposizione dei legali delle difese e se entro 20 giorni non ci saranno delle contestazioni il Tribunale di Ferrara procederà alla fissazione dell’udienza preliminare. Un’udienza che si dovrà tenere o in una sala di Ferrara Fiere o nella sala congressi di Cona visto le numerose parti offese che si presenteranno. E fra queste ci saranno anche gli azionisti caduti nel crack, sia quelli che intendono agire privatamente sia quelli che si sono rivolti alle varie associazioni che tutelano il consumatore .

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