I bambini ci interrogano. Noi continueremo a guardare?

In questi giorni di televisione forzata, sono stati il volto e la voce di un bambino a provocarmi, per così dire uno choc e la voglia di capire meglio ciò che gli avevo sentito dire. Poche parole : “Papà, perché siamo poveri? eppoi” io ho fame!”.
L’albero della vita, Fondazione ONLUS nata poco più di vent’anni fa con l’obiettivo di proteggere la vita dei bambini in difficoltà, ha riproposto dal 16 febbraio al 14 marzo sulle tv nazionali lo spot che chiede agli Italiani di donare per permettere progetti mirati di lotta alla povertà delle famiglie con bambini.
Viaggiando sul web ho cercato di conoscere quale sia lo stato della povertà, oggi in Italia e nel mondo e ho trovato report agghiaccianti, di cui vi ripropongo alcuni dati.
Secondo il Rapporto Oxfam (presentato quest’anno al World-economic-Forum di Davos) gli 8 uomini più ricchi del pianeta possiedono la ricchezza della metà più povera della popolazione. Da un altro punto di vista, l’1% più ricco del pianeta deteneva nel 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.
https://it.euronews.com/2020/01/16/davos-2020-tutto-quello-da-sapere-sul-world-economic-forum

Davos 2020: la terra delle disuguaglianze

Nel 2008 in Italia un minore su 25 era in povertà assoluta (3,7%). Nel 2018 un bambino su 8 pari al 12.5%. (Atlante della povertà, Save the children)
Mi sono chiesta quante morti silenziose si consumino dietro questi dati, quanto spreco di intelligenze sciupate per la mancanza di accesso ad un sapere in grado di rendere liberi e consapevoli.

Le disuguaglianze fra Paesi poveri e paesi ricchi e fra classi sociali all’interno di uno stesso Paese, passano, dicono gli analisti, attraverso una cronica mancanza di lavoro e attraverso una economia sempre più dominata dalla ricerca di profitti, dice Giuseppe Guerini, portavoce dell’Alleanza delle cooperative sociali, cfr. Vita.it), “al capitale anziché dalla produzione e dalla costruzione di meccanismi globalizzati per eludere le tasse sulla rendita a scapito del lavoro”.
Le disuguaglianze, come la povertà, la fame,l’ignoranza sono mali globali, come il maledetto virus, che sta assediando le nostre città.
Per debellare questo parassita, renderlo innocuo, farlo scomparire dalla nostra vita, serviranno i vaccini, la scienza, la Medicina, ma nell’immediato, per sottrarci alla sua azione nefasta, dobbiamo cambiare i nostri comportamenti quotidiani.
Contro la pandemia di oggi e quelle possibili di domani è indispensabile la ricerca scientifica, ma intanto dobbiamo adottare da subito un nuovo stile di vita. Così dice l’OMS.
Ed è la stessa logica, che nel 2015 ha spinto 193 Paesi riuniti nell’Assemblea dell’Onu a New York a dire che per raggiungere entro il 2030 la fine della povertà, della fame e della deprivazione culturale di cui soffrono milioni di bambini in Italia e nel mondo, per promuoverne la salute e l’istruzione, servono non solo nuove politiche e piani di sviluppo sostenibile da parte degli Stati, ma nuovi comportamenti da parte di tutti noi, abitudini diverse, miliardi di azioni quotidiane di persone decise – ad ogni latitudine – ad invertire il trend delle disuguaglianze e di tanta disperazione.
Come?
Se proviamo a documentarci, scopriamo che la nostra vita quotidiana è piena di trabocchetti. Una sorta di trappole allettanti, in cui è facile cadere, che ci rendono nostro malgrado complici delle disuguaglianze. Certamente non aiutano a liberare le nostre città da questi mali.
https://www.bancaetica.it/blog/lopinione/poverta-oggi-punto-vista-della-finanza-etica.

Tanto per cominciare poossiamo farci delle domande sul nostro modello di economia. “E’ ancora sostenibile un’idea di sviluppo basato soltanto sulla crescita del PIL, quando già ci siamo accorti che ad ogni emergenza, oggi quella del coronavirus, il Pil nazionale e mondiale finisce in tilt?”.
O meglio in tilt finiscono le vittime dell’emergenza, in questo caso il turismo, la ristorazione, gli spettacoli e i consumi tradizionali anche dei beni culturali, mentre continuano a svettare sulle macerie dei listini crollati in Borsa, l’industria delle armi, della salute, dei grandi player informatica mondiali.

Economia e coronavirus: per un’alternativa al dominio del Pil

Possiamo chiedere di tassare le transazioni finanziarie per recuperare soldi da redistribuire nelle aree da cui provengono i capitali e cominciare a disincentivare così la finanza lontana dall’economia reale.

Possiamo pretendere una lotta seria all’evasione e all’elusione fiscale, ai paradisi fiscali, agli sgravi fatti alle grandi imprese, per non far pagare più tasse ai poveri attraverso le imposte sul loro lavoro o sui consumi.
Possiamo chiedere, infine, ai banchieri dove vanno i nostri piccoli o grandi risparmi, quando li portiamo in banca per farli fruttare, per sapere se contribuiscono ad un mondo migliore, oppure no.
https://asvis.it/agenda-2030/

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