Banche, fusione Credem-Caricento: sindacati in piazza – VIDEO

Fusione Credem Caricento: i sindacati, questa mattina, in Piazza del Guercino con un presidio per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e istituzionale sulla situazione dei lavoratori e della clientela ex Cassa di Risparmio di Cento. In pizza c’erano i segretari nazionali di tutte le sigle sindacali di settore: Fisac-Cgil, First Cisl, Fabi, Unisin.

 

LE RAGIONI DEI SINDACATI “Dal 26 luglio le strutture Caricento sono diventate Credem Banca. In tutti questi mesi purtroppo abbiamo visto avverarsi quello che, sul fronte sindacale, avevamo ripetutamente cercato di evitare.

“Stipendi tagliati, contribuzione previdenziale decurtata, formazione e affiancamento dei colleghi nettamente insufficienti quando non totalmente assenti. Anche i clienti stanno soffrendo pesantemente.
“E tutto questo nel silenzio assordante di Credem, che si ostina a negare qualsiasi problema, relegando il tutto a situazioni fisiologiche se non esagerate. È ora di scendere in piazza tutti assieme, le lavoratrici ed i lavoratori e chi vorrà esserci vicino in questa battaglia che è di tutti e per tutti: famiglie, imprese, il territorio centese”

NOTA STAMPA CREDEM “Con riferimento alla manifestazione sindacale odierna ed alla relativa contestazione in merito al trattamento economico per il personale di provenienza dalla Cassa di Risparmio di Cento, Credem precisa come l’operazione di fusione sia avvenuta nel rispetto delle procedure di legge e, soprattutto, nell’assoluta tutela dei livelli occupazionali preesistenti, non avendo comportato esuberi di personale. E’ stato inoltre tutelato il territorio centese, mantenendo la sede di lavoro locale, senza trasferimenti di persone da Cento a Reggio Emilia, dove il Gruppo ha la propria direzione generale.

Ai nuovi colleghi, provenienti dalla Cassa di Risparmio di Cento, è stato esteso il trattamento economico valido per gli oltre 6.000 dipendenti Credem, comprensivo, tra gli altri, di un ampio piano di welfare aziendale integrativo, così come di un sistema incentivante storicamente molto più favorevole di quello della Cassa. L’operazione non ha comportato quindi alcuna discriminazione ma, anzi, si evidenzia come le stesse Organizzazioni Sindacali nazionali abbiano rifiutato tutte le proposte avanzate da Credem volte ad assicurare un progressivo allineamento, su più anni, al contratto integrativo del Gruppo.

A conferma della volontà dell’Istituto di non creare differenziazioni fra le persone, e di un atteggiamento positivo del Gruppo, è stato anche recentemente condiviso con le Organizzazioni Sindacali di riconoscere al personale proveniente dalla Cassa di Cento l’intero premio Welfare Credem per il 2021, nonostante la fusione abbia avuto decorrenza da luglio.

Stupisce e si contesta, poi, il pretestuoso riferimento al “silenzio assordante” di Credem quando, anche attraverso incontri periodici, le stesse Organizzazioni Sindacali sono state informate dell’importante piano di formazione posto in essere dal Gruppo, sia prima della fusione come ancora adesso (235 corsi organizzati, per oltre 1.000 giorni di formazione), così come del personale Credem messo a disposizione, sia in loco che in “remoto”, per l’assistenza ai colleghi.

Si ricorda infine che, stante un contesto italiano in cui la riduzione degli organici è componente principale di tutti i piani strategici dei maggiori Gruppi Bancari Italiani, il Gruppo Credem, oltre ad offrire una garanzia di solidità a livello dei migliori istituti creditizi di tutta Europa, così come testimoniato dall’esito dei recenti stress test della BCE, si è mosso Sempre in direzione opposta, aumentando gli organici di quasi il 15% nel corso degli ultimi 10 anni, continuando ad investire in formazione ed assumendo nuove persone e professionalità. Analogamente, da sei anni, Credem è certificato come “Best place to work” da Top Employer e dal 2020 ha conseguito, primo gruppo bancario in Italia, la certificazione di “equal salary” per l’assenza di diversità di genere nel trattamento economico delle proprie persone”.

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