Banche in fermento

CarifePerché a Cesena sì e a Ferrara no? E’ questo, in estrema sintesi, il quesito che emerge dalla interrogazione presentata al Ministero dell’economia dalla senatrice Maria Tersa Bertuzzi e dai deputati Bratti e Boldrini.

I fatti sono noti: è stato recentemente approvato un piano di aumento di capitale da 280 milioni di euro, per la Cassa di risparmio di Cesena, finanziato dal fondo interbancario di garanzia per i depositi. Il piano serve a salvare la Cassa cesenate, e ricalca sostanzialmente il piano che era stato avanzato nel in luglio 2015 per la Cassa di risparmio di Ferrara ma che, come si sa, fu invece respinto e sostituito dal decreto salva banche, che ha azzerato migliaia di risparmiatori.

Perché loro sì e noi no? Questa la domanda, che si conclude con una richiesta al governo: continuare le trattative con l’Unione europea per ottenere, anche dopo la conversione in legge del decreto rimborsi, nuove e migliori condizioni per tutti coloro che, dopo il salvabanche, hanno perduto i propri risparmi.

Tuttavia, vl decreto banche convertito in legge dal Parlamento non si limita a fissare in criteri per i rimborsi a chi ha perduto i propri soldi in Carichieti, Banca Etruria, Banca Marche e vecchia Carife: contiene anche una serie di misure che dovrebbero facilitare le banche nel recupero dei propri crediti: operazione difficile, come si sa, in tempi di crisi. Ed è su questo punto che piovono le critiche del Movimento Cinque Stelle.

“Le sofferenze bancarie in realtà per la gran parte, il 70%, non dipendono dalle piccole e medie imprese – dice M5S, ma da impieghi superiori a 500mila euro. Nonostante questo – continua la nota inviata da Vittorio Ferraresi, deputato Cinque Stelle eletto a Ferrara – il decreto contiene degli strumenti che rischiano di danneggiare proprio le piccole e piccolissime imprese”.

Patto marciano e pegno non possessorio: questui i nuovi strumenti: in sostanza, all’atto della concessione di un finanziamento, l’impresa può dare in garanzia un bene, per esempio un macchinario, che tuttavia continuerà a usare come se ne avesse mantenuto la piena disponibilità. “In questo modo l’istituto di credito passa davanti agli altri creditori e si prende quello che vuole, capannoni, macchinari, scorte: un insulto agli imprenditori onesti – conclude il Movimento Cinque Stelle”.

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