Boldrini apre a Roma celebrazioni nazionali del 118

E’ stata la senatrice ferrarese Paola Boldrini, vice Presidente della Commissione Sanità in Senato, a rappresentare la politica, domenica, a Roma, in Piazza San Pietro, nella cerimonia di apertura dei festeggiamenti per il trentennale del 118, il Servizio Nazionale di Emergenza Territoriale.

A Boldrini, dopo l’Angelus del Papa, l’onore di ritirare il riconoscimento dedicato dagli organizzatori a Marco Vigna (assente per motivi di salute, ndr), precursore del 118, istituito con decreto nel 1992 ma ‘pensato’ dopo l’incidente ferroviario di Murazze di Vado, nel 1978, noto come il disastro della Freccia della Laguna.

Una ricorrenza che verrà ricordata in tutta Italia, fino a domenica 27 marzo, con eventi che vedranno il coinvolgimento di tutte le realtà sanitarie, le associazioni scientifiche e di volontariato. «Un onore», lo ha definito Boldrini, che ha rimarcato «l’intuizione di un sistema che si è rivelato fondamentale» ma che oggi richiede di essere rivisto. Boldrini è infatti prima firmataria di un disegno di legge della riforma del 118.

«L’emergenza pre ospedaliera è stata attraversata in questi 30 anni da trasformazioni sia in ambito tecnologico, con l’attivazione di mezzi di soccorso avanzati, che delle telecomunicazioni, con miglioramento della rete dati per la trasmissione di informazioni e immagini. Oggi è necessaria una revisione del sistema, con l’attivazione di numero unico, già previsto per legge, che consenta la gestione di tutte le richieste di soccorso e l’invio delle stesse alle sale operative di secondo livello: emergenza sanitaria, pubblica sicurezza, soccorso tecnico.

Il tutto superandol’attuale disomogeneità operativa del SET (Servizio emergenza territoriale)». Una riforma, quella auspicata da Boldrini, in linea con lo spirito e gli obiettivi con cui è nato il 118 e con il potenziamento in corso della medicina di prossimità. E che prevede « rimodulazioni organizzative e valorizzazione dei medici dell’emergenza-urgenza – chiude Boldrini – , spesso considerati, a torto, ‘extra-ospedalieri’».

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