Bondeno capitale delle bonifiche

Il terremoto ha lasciato in pianura 200mila ettari di terreno soggetti a rischio idraulico e circa la metà di essi a rischio siccità ed ora la priorità è di mettere quanto prima in sicurezza le zone servite dagli impianti idrovori storici gravemente lesionati

Un tema che si sta affrontando in regione e sul quale venerdì sarà fatta una comunicazione ufficiale, nell’ambito di un conferenza indetta dall’assessore Rabboni alla quale parteciperà anche l’Unione Regionale Bonifiche dell’Emilia-Romagna che da tempo sta chiedendo al commissario straordinario alla ricostruzione, Vasco Errani, piani straordinari per scongiurare, dopo la tragedia del terremoto, l’avvento di alluvioni.

Il punto massimo di opere di ingegneria idraulica costruite dall’uomo, che da circa 50 anni proteggono queste terre da alluvioni e siccità, si trova a Bondeno.

In questo territorio, lambito da fiumi come il Po, il Reno e il Panaro, ci sono opere paragonabili solamente a quelle delle basse terre d’Olanda. Qui le idrovore e i canali formano un sistema di controllo territoriale unico in Italia.

A Bondeno arriva il Cavo Napoleonico, canale artificiale lungo 18 km, che ha la funzione principale di scolmare, nei pressi di Salvatonica, le acque del fiume Reno nel Po.

E poi passano le acque del comprensorio di Burana divise in due bacini: quelle alte che scorrono attraverso il canale collettore diversivo di Burana, realizzato nel dismesso alveo del Panaro, con l’idrovora di S.Bianca. E le acque basse che scorrono, in maniera collegata, tramite l’impianto delle pilastresi di Stellata e la botte napolenonica.

Un manufatto, quest’ultimo costruito dai francesi che, con un sistema di due gallerie di 100 metri, fa passare le acque del canale di Burana, sotto l’alveo del Panaro e che proseguono il loro percorso verso il Po di Volano arrivando nel mare adriatico.

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