Carceri: aggressioni ai poliziotti penitenziari, le richieste del Sappe

“Il fenomeno delle aggressioni in danno dei Poliziotti penitenziari è ormai una triste routine. Da tempo la scrivente organizzazione sindacale ha di fatto richiesto all’Amministrazione Penitenziaria di individuare mezzi e rimedi in grado di fronteggiare l’annoso problema. Un sistema spesso impunito che, indirettamente, fortifica quella frangia di detenuti che si dimostra poco avvezza al rispetto delle regole e alla partecipazione del trattamento penitenziario. Le vittime delle aggressioni sono soprattutto gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che non hanno poi così tanti mezzi per fronteggiare i tristi eventi” 
E’ questa la denuncia del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, per voce del segretario regionale, Francesco Campobasso, si rivolge al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria con richieste specifiche per mettere fine alle aggressioni
“In assenza di direttive chiare, il personale si trova in una sorta di limbo: ricevere, attutire e limitare fin dove possibile le conseguenze dell’azione perpetrata in loro danno, senza reagire in segno di difesa in quanto (poi) ci si trova in una fase diversa che prevede il rischio di esporsi a sanzioni disciplinari o, nel peggiore dei casi, addirittura denunciati all’Autorità Giudiziaria. E, negli ultimi anni, nelle nostre 190 carceri è iniziato un vero e proprio stillicidio d’aggressioni.
“Le motivazioni sono spesso ridicole, con colleghi malmenati e spesso costretti alle cure dei vari nosocomi cittadini. Particolare la vicenda che investì un ispettore capo in servizio a Ferrara, dove dopo essere stato ferito da un detenuto armato di sgabello, venne trasferito altrove a mò di punizione.
A Verona cinque poliziotti finirono in ospedale per aver tentato di sedare una rissa tra detenuti albanesi e nordafricani aggrediti in nome di Allah. Risultato, un braccio rotto e contusioni varie. Altri casi di violenza sono avvenuti a Novara, Bari, Massa Carrara, Pisa, Velletri… Sembra una storia senza fine. E sui giornali, sempre più in preda ad una comprensibile delusione, alle aggressioni vengono riservate tutt’al più trafiletti distratti nelle cronache locali. Eppure nelle carceri italiane aggressioni, risse, colluttazioni sono decine e decine, soprattutto negli ultimi anni. E a farne le spese, quasi sempre, sono stati gli agenti ormai, con una regolarità davvero impressionante, si contano almeno due o tre feriti al giorno in media.
“L’emergenza è frutto soprattutto di politiche sbagliate, frutto di scelte che si sono rivelate fallimentari e pericolose. Ma in tutto ciò è come se i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non si rendessero conto della nostra reale situazione. I nomi delle due operazioni sono “celle aperte” e “sorveglianza dinamica”. La prima ha dato ai detenuti di “media sicurezza”, teoricamente i meno pericolosi, la libertà di circolare negli spazi comuni per 8 ore al giorno, una decisione che si spiega con la necessità per lo Stato italiano di fare fronte alle condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel 2013 aveva censurato le dimensioni inadeguate delle nostre celle e ci aveva esposto al rischio di pesantissime sanzioni. La seconda operazione, ha di fatto eliminato i vecchi controlli diretti, che un tempo erano affidati ad almeno un agente in ogni sezione detentiva, per sostituirli con verifiche saltuarie affidate a pattuglie. Il sistema penitenziario pare sempre più fuori dal controllo della polizia e degli organi preposti.
“Ed in tutto questo il limite è determinato da una percezione sempre più attuale: una sorta di impunità che porta i detenuti malintenzionati a porre in essere condotte contrarie alle vigenti norme penitenziarie, e che la disciplina non è spesso uniformata a quanto previsto per ogni fattispecie infrattiva. Si sentono e sono impuniti, sanno che comunque vada non rischiano nulla o poco più. Ed in questo la sicurezza viene evirata e ridotta in maniera consistente.
“Riteniamo che il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria debba urgentemente affrontare la problematica della sicurezza degli operatori, che passa anche attraverso l’aumento degli organici sia di Polizia Penitenziaria che del personale civile ivi operante, affinché si metta fine alle aggressioni nei confronti del Personale e si possano finalmente attuare condizioni lavorative dignitose” ha concluso il segretario regionale del Sappe

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