Carife, da cassaforte di Ferrara a banca commissariata. Quanto hanno perso città e Provincia in questi anni?

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500mila euro per le mostre organizzate da Ferrara Arte a Palazzo dei diamanti: a tanto ammontava il contributo annuale che la Fondazione Carife faceva affluire nelle casse comunali per tenere alta la bandiera di Ferrara città d’arte e cultura.

Oggi quel contributo non esiste più: l’ultimo anno in cui fu corrisposto interamente fu il 210, poi venne progressivamente ridotto sino ad essere azzerato in modo definitivo nel 2013. E’ uno degli effetti negativi – numerosi, per la verità – della crisi della Cassa di Risparmio di Ferrara.

Ci sono le difficoltà delle imprese ad ottenere credito, ma ci sono anche le pubbliche istituzioni che non ricevono più i contributi di un tempo, né dalla banca, né dalla fondazione che ne detiene la maggioranza: lo conferma il vicesidnaco di Ferrara, Massimo Maisto; il settore cultura del comune di Ferrara è infatti quello che ne ha maggiormente risentito.

“Accanto ai 500mila euro di contributi alle mostre – spiega Maisto – vanno conteggiati i cinquantamila euro di sponsorizzazioni che la banca Carife accordava al teatro comunale; un contributo di circa centomila euro che andava alla realizzazione dei concerti di Ferrara Musica”.

Ma non bisogna nemmeno dimenticare l’impegno della fondazione Carife nel campo del restauro dei beni monumentali ferraresi: ultimo esempio, in questo senso, fu il restauro di San Cristoforo alla Certosa, un impegno pluriennale in cui Comune e fondazione Carife impegnarono un milione e mezzo di euro a testa.

In provincia la situazione è molto diversa: “Non abbiamo mai ricevuto grossi contributi da Carife e Fondazione – dice la presidente della provincia Marcella Zappaterra – Oggi, l’unica entrata rimasta è un contributo annuo di 160mila euro in sponsorizzazioni su iniziative specifiche. E’ una cifra dovuta nell’ambito del contratto con cui abbiamo assegnato alla Carife, nel 2009, la gestione della tesoreria dell’amministrazione provinciale”.

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