Carife, la nuova inchiesta in procura. Diversi i filoni d’inchiesta

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Quattro filoni d’inchiesta e una decina di indagati per un fascicolo aperto in procura per capire che cosa sia successo nella vecchia Carife di cui i giudici del tribunale fallimentare di Ferrara, alcuni giorni fa, hanno dichiarato lo stato di insolvenza, una specie di anticamera del fallimento.

La dichiarazione dello stato di insolvenza è contenuta in una relazione di sei pagine che ora è al vaglio di procura e finanza per capire quali siano i rilievi penali. La procura di Ferrara tuttavia, lo afferma il numero uno di via Mentessi, Bruno Cherchi, è da un anno che lavora sul ‘caso vecchia Carife’. Nel 2015 è stata aperta un’indagine conoscitiva ma ora, dopo la dichiarazione di insolvenza dei giudici, la magistratura deve indagare.

Indagare sul perché e come fu deciso l’aumento di capitale nel 2011 e se questa operazione abbia portato a convincere i numerosi clienti di Carife a comprare nuovi azioni per salvare una banca che era in forte difficoltà. Tutte domande che si configurano in un’ipotesi di reato che è l’aggiotaggio.

La procura inoltre intende anche fare chiarezza sulla cessione della Banca di Treviso. Un filone che si allarga dalla gestione della vecchia banca da parte di Santini-Murolo a quella di Grassano, Lenzi- Forin. E l’insolvenza della vecchia Carife è da correlare con un’eventuale reato di bancarotta ? Si chiede ancora la procura. Ma il procuratore Cherchi ai giornalisti ci tiene a sottolineare che l’automatismo fra l’insolvenza e la stessa bancarotta non è sempre scontato.

Al 22 novembre 2015, secondo quanto riportato dai quotidiani locali, il periodo in cui passò il provvedimento bail-in, il buco della vecchia banca Carife ammontava a 800milioni di euro di cui quasi 500 di deficit più il capitale sociale. Per le indagini della procura, inoltre, ora sarà fondamentale la relazione del curatore fallimentare della vecchia Carife che è stato individuato nella figura di Antonio Blandini, uno dei due commissari della vecchia Carife. Blandini entro sessanta giorni infatti dovrà redigere una relazione in cui potrebbero contenere delle segnalazioni di rilievo penale utili per la stessa procura di Ferrara.

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