Carife: progetto di salvataggio del Fondo interbancario. Ma si teme per il valore delle azioni

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Sarebbe la prima volta che in Italia viene tentata un’operazione del genere: effettuare il salvataggio un banca attraverso il Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi.

La banca sarebbe, in questo caso, la Cassa di Risparmio di Ferrara. L’operazione è stata resa nota il 25 aprile da indiscrezioni pubblicate dal Sole 24 ore, il più importante quotidiano economico italiano. Il fondo interbancario di tutela dei depositi, nato nel 1987, è un Consorzio obbligatorio riconosciuto da Bankitalia che riunisce tutte le banche Italiane che hanno la forma di società per azioni: è grazie a questo fondo che i nostri depositi bancari sono garantiti fino a 100mila euro.

A meno di un mese dalla fine del commissariamento di Carife – iniziato a fine maggio 2013 – il Fondo Interbancario potrebbe dunque diventare il nuovo padrone di Carife in attesa di un acquirente che, per ora, non è venuto fuori. Quali sono i contorni dell’operazione? Con 300 milioni di euro, il Fondo diverrebbe il Socio Unico della Cassa di risparmio di Ferrara SpA: azzererebbe il ruolo della fondazione Carife, che oggi detiene la maggioranza delle azioni dell’istituto di credito, e provvederebbe a risolverne le sofferenze. Poi, procederebbe a un aumento di capitale. In sostanza, nascerebbe una nuova Carife, tutta in Mano al Fondo interbancario, pronta per essere rivenduta.

L’operazione avrebbe dei risvolti positivi: in particolare, garantirebbe l’operatività della Banca: da qui nasce, ad esempio, il giudizio positivo che oggi danno di questo progetto i rappresentanti sindacali di Carife. “Purchè anche gli interessi degli azionisti vengano tutelati”, aggiungono i sindacati in una nota. E proprio qui sta il punto. Il punto è che l’operazione potrebbe avere un esito quanto mai doloroso per gli azionisti piccoli e grandi di Carife:, a partire dalla Fondazione Carife presieduta da Riccardo Maiarelli. Il timore è che il valore delle azioni Carife, che in questi mesi è crollato, venga addirittura azzerato dall’operazione di salvataggio: “il nostro disappunto, di fronte a questa prospettiva, è enorme – dice Daniele Malucelli, presidente dell’associazione dei Liberi Azionisti di Carife. – Non si può dimenticare che nel capitale di Carife ci sono investitori, risparmiatori piccoli e grandi , imprese del territorio: la nostra economia è legata a Carife a doppio filo. Ora siamo in attesa di notizie di carattere ufficiale, per superare le semplici indiscrezioni”. Il fatto è che coloro che hanno mantenuto i propri investimenti in Carife si aspettavano risultati del tutto diversi: speravano anzi che l’istituto di credito riprendesse quota e,. con esso, il valore delle sue azioni.

Il sindaco Tagliani ha già annunciato che chiederà ai parlamentari ferraresi di interessarsi della vicenda presentando una interpellanza parlamentare, ed ha fatto capire che il silenzio dei commissari mandati da Bankitalia che da quasi due anni gestiscono la banca non può proseguire oltre. Intanto, si attende di capire come si muoverà la Fondazione Carife, che detiene pur sempre la maggioranza dell’Istituto di credito: Il Presidente Maiarelli vuole comunicazioni ufficiali e non indiscrezioni giornalistiche per quanto autorevoli, e per questo ha già richiesto un incontro urgente ai commissari, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.

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