Azzerati in commissione d’inchiesta: “Carife si poteva salvare”. E spunta un documento UE del 2014 mai reso pubblico

La Cassa di risparmio di Ferrara poteva essere salvata: è questa la tesi che hanno sostenuto oggi, davanti alla Commissione parlamentare di indagine sui Crack Bancari, presieduta da Pierferdinando Casini, i rappresentanti dei risparmiatori azzerati della banca di Ferrara, Marco Cappellari e Mirco Tarroni.

Abbiamo manifestato il nostro totale disaccordo – spiega Cappellari – con ciò che è stato sostenuto ieri, sempre davanti alla commissione, da Roberto Nicastro, ex presidente di Nuova Carife e delle altre tre banche nate con il Decreto del 22 novembre 2015”. La tesi degli amici di Carife, e degli altri risparmiatori azzerati, è chiara: in luglio 2015 era stato approvato un piano di salvataggio, che prevedeva un intervento da 300 milioni del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi: se non fosse stato possibile salvare Carife, il Fondo, sulla base dell’art 29 del proprio statuto di allora, non avrebbe potuto intervenire.

Ma Cappellari e Tarroni hanno anche messo sotto la lente di ingrandimento l’attività dei commissari che hanno gestito Carife negli ultimi anni prima del decreto salva banche: “Il bilancio 2012 registrava un capitale netto di 384 milioni di euro – ha spiegato Cappellari – Alla fine del commissariamento il capitale era sceso a 11 milioni di euro”.

Non è tutto: in commissione si è parlato anche dell’incontro, in giugno 2015, tra gli Amici di Carife e il Presidente del Fondo Interbancario di Tutelòa dei depositi Maccarone: che si dichiarò pronto a staccare l’assegnmo dda trecento mlionni necessairo per salvare Carife, ma timoroso che l’Unione Europea potesse accusare il Fondo di effettuare aiuti di Stato. In effetti, un documento della Commissione europea – direzione concorrenza – recapitato al MEF e portato in commissione da Mirco Tarroni, attesta che un avvertimento in questo senso era già stato dato, al ministero dell’economia italiano, addirittura in dicembre 2014. Nuove indagini saranno dunque necessarie, e la strada dell’accertamento della verità e dlele responsabilità è ancora molto lunga.

Mirco Tarro0ni, infine, ha portastto in commissione un documento della direzione concorrenza dlela Commisisone eruropea

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *