“Casa ortolano” nel sottomura, via libera a gara affidamento lavori

Procede l’iter per la rinascita della casa dell’Ortolano, l’antico complesso (casa, fienile, stalla e aia)  di 1.640 metri quadrati che si affaccia sulle mura di Ferrara, simbolo dell’antica presenza contadina,  acquisito dal Comune a gennaio scorso e bonificato, dopo anni, a partire da fine marzo 2021. 

Realizzata la progettazione preliminare – per farne un luogo centrale del sistema di promozione del tratto delle mura Sud e di valorizzazione della tradizione agricola –  è già alla firma la determina dirigenziale per l’approvazione della progettazione esecutiva e per l’avvio dell’imminente gara per l’affidamento dei lavori.

La determina ha quindi il duplice obiettivo di dare il via libera alla seconda fase della progettazione, che prevede la realizzazione nell’antica stalla, nell’antica corte e nell’ex abitazione di: orti didattici, alloggi per cicloturisti, un punto ristoro e un punto bike, zone attrezzate per il pic-nic, pergolati, tettoie fiorite, aree per attività e per la valorizzazione dei prodotti gastronomici. L’atto avvia inoltre le procedure che porteranno alla pubblicazione della gara pubblica per appaltare i lavori. Nel complesso si tratta di un intervento di oltre 2milioni di euro. “Acquisizione, bonifica, progettazione, avvio lavori: il percorso verso il recupero e il rilancio di questo luogo carico di storia procede a pieno ritmo – spiega l’assessore Andrea Maggi -. Ringrazio i tecnici (il team dei progettisti mette in campo una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato) che, integrando differenti e alte professionalità, stanno attuando le linee di indirizzo che abbiamo voluto per la rinascita di quest’area, che sarà un luogo a servizio del turismo, cosiddetto ‘lento’, vetrina delle eccellenze del territorio, cuore pulsante della valorizzazione del patrimonio delle mura e centro di riscoperta della storia”. “Continuiamo così – aggiunge Maggi – nel percorso di riqualificazione della città: da un lato con imponenti finanziamenti per la manutenzione di strade, marciapiedi, palazzi storici, impianti sportivi e scuole, dall’altro con ancor più importanti stanziamenti per la realizzazione di nuove strutture e per il  recupero e il riutilizzo in chiave contemporanea, come in questo caso, di immobili abbandonati da anni, che conservano una loro valenza architettonica e storica”.

Attualmente l’area è stata messa in sicurezza, creando le condizioni per il successivo recupero – ad appalto ultimato – delle porzioni di immobili non interessate da precedenti crolli. L’intero contesto in cui gli edifici sono inseriti è recintato, con pannelli che descrivono le fasi del recupero, ed è stato al centro di un corposo intervento di smaltimento rifiuti e detriti, che coprivano l’area, anche nelle parti interne agli immobili. In particolare, l’amianto è stato avviato allo specifico smaltimento. Inoltre sono state previste azioni periodiche di sfalcio per liberare la superficie da erbe infestanti.

LA STORIA L’area della casa dell’Ortolano, in base a una ricostruzione realizzata dal Comune, era anticamente attraversata dal fossato allagato delle mura sud. Nel corso del XIX secolo alcuni problemi legati alla manutenzione delle fosse imposero le bonifiche. Nelle pianta topografica di Ferrara del 1850 alcuni tratti invasi da acque putride erano già stati interessati dai lavori e bonificati ai fini agricoli. In quella stessa mappa compare, proprio in quel punto, un’antica casa, probabilmente di un ortolano. Qui saranno costruiti i due immobili oggi presenti nell’area della ‘Casa dell’Ortolano’, le cui prime tracce compaiono nella mappa catastale di San Luca del 30 giugno 1902, che evidenzia un complesso rurale composto da un’abitazione e da una stalla-fienile che nel tempo hanno subito diversi crolli. In considerazione del valore degli immobili, ritenuti evidentemente di scarsa rilevanza, oltre al fatto che risultavano di proprietà privata, essi non furono interessati dal recupero e dalla valorizzazione del ‘Progetto mura’ del 1986. Da qui il lungo abbandono fino al contenzioso che ne ha interessato, in epoca più recente, la proprietà, poi acquisita dal Comune.

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