Caso Aldrovandi: ex pm ritira la querela verso i giornalisti

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 Mariaemanuela Guerra, il pm che aveva indagato nei primi mesi del caso Aldrovandi e che aveva querelato alcuni giornalisti della ‘Nuova Ferrara’ per le aspre critiche che le erano state mosse, ha ritirato la propria denuncia: il processo, dopo tre anni e mezzo di rinvii, otto udienze e tre giudici cambiati, quindi, non si farà.

L’udienza fissata per il 19 dicembre davanti al tribunale di Mantova sarà, quindi, annullata perché la ex pm e i suoi legali hanno chiesto – “in modo autonomo e senza porre condizioni”, come precisa l’avvocato Arrigo Gianolio di Mantova, legale del quotidiano ferrarese del Gruppo Espresso-Repubblica -, di rimettere la querela nei confronti dei giornalisti Paolo Boldrini, oggi direttore della ‘Gazzetta di Mantova’ che nel 2010 dirigeva ‘la Nuova Ferrara’ e il cronista Daniele Predieri. La richiesta è stata accolta dalla Nuova Ferrara.

Un processo che si conclude e che aveva visto in passato, nel marzo 2013 uscire assolti altri giornalisti e Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, anche lei accusata di diffamazione dalla ex pm Guerra, per aver mosso aspre e durissime critiche all’operato del magistrato che si occupò nei primi sei mesi dell’inchiesta sulla morte di suo figlio Federico. Processo penale che era aperto in parallelo a quello civile voluto dall’ex pm Guerra contro il giornale ferrarese, concluso ad Ancona nel settembre scorso con la sentenza che ha assolto la Nuova Ferrara nella causa civile per danni (un milione e mezzo di euro era la richiesta) per aver messo in atto dal 2007 al 2010 una campagna stampa denigratoria e diffamatoria nei confronti dell’ex pm Guerra.

Il giudice anconetano aveva rigettato la richiesta del magistrato “perché infondata in fatto e in diritto”. E aveva condannato l’ex pm Guerra alle spese di lite, pari a 2500 euro, poiché – la sintesi della motivazione del giudice – la Nuova Ferrara, non inventò nessuna campagna stampa, anzi, scrivendo articoli e articoli sugli strascichi del caso Aldrovandi e della pm Guerra che ne seguì le prime indagini, ha esercitato “un diritto di cronaca e di critica (anche se a volte con toni accesi e polemici, ma sempre nei limiti)”.

(ANSA)

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