Caso Bergamini: il movente privato

Le ultime ore di vita di Denis Bergamini e la sua vita privata. È lì che la procura di Castrovillari concentrerà le indagini per scoprire chi e perché, il 18 novembre del 1989, sulla Statale Jonica, uccise il giovane calciatore del Cosenza Calcio, inscenando un suicidio. Dall’esame dei carabinieri del Ris di Messina – anticipati dalla Gazzetta dello sport – l’auto di Bergamini, una Maserati Biturbo, non aveva né doppifondi né vani occulti in cui si sarebbe potuta nascondere droga, e dunque cadrebbe l’ipotesi investigativa secondo cui la morte del calciatore poteva essere dovuta al fatto che potesse essere stato un corriere della droga, consapevole o inconsapevole.

Indiscrezioni quelle rese note dalla Gazzetta, confermate anche dal legale della famiglia Bergamini, l’avvocato Eugenio Gallerani, che aggiunge anche che l’auto, sequestrata nei mesi scorsi ad Argenta dove é stata custodita dalla famiglia Bergamini in questi lunghi anni, è stata controllata anche da tecnici della Maserati che ne hanno verificato la conformità.

Resta dunque in piedi l’ipotesi della morte legata ad aspetti privati, per ragioni personali, e per questo si indaga sulle ultime ore del giocatore, soprattutto sulla verifica della testimonianza dell’ex fidanzata Isabella Internò, presente al momento della morte di Bergamini sulla Statale Jonica, a Capo Roseo Spulico, e sentita a dicembre dagli inquirenti. Dopo 22 anni sarebbe in questa direzione dunque che la procura di Castrovillari, che ha riaperto le indagini per omicidio volontario, starebbe cercando la verità sulla morte di Denis.

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