Caso Pansa a Ferrara: il nervo scoperto della Resistenza e la tentazione di riaprire antiche ferite, per non occuparci del presente

Matteo Fornasini
Matteo Fornasini

Il caso scoppiato sui libri di Paolo Pansa a Ferrara, finito oggi nell’interpellanza al Sindaco di Ferrara del consigliere del Gruppo Forza Italia, Fornasini, e in alcune lettere in redazione di Lega Nord, a firma di Alan Fabbri, consigliere regionale e, nei giorni scorsi, di Paolo Spath, consigliere di Fratelli D’Italia, continua ad ancorarci ad una polemica senza fine sul passato.

Il rischio è come spesso accade, che finisca per distrarci dai drammi di oggi e ci permetta di guardare da un’altra parte rispetto alle emergenze politiche dell’Europa e del Paese. Intanto si alzano muri in Europa e diventa sempre più difficile affrontare il dramma dei migranti con razionalità e coscienza. Daniele Civolani lo ha fatto per rispetto di chi ha dato la propria vita combattendo nelle file della Resistenza per la libertà del Paese, per rispetto ,dice,dei morti sotto tortura, vittime della dittaturanazifascista. “Ho scritto una lettera alla direttrice della Biblioteca Bassani, di cui ho grande stima, racconta al telefono a chi gli chiede la sua versione dei fatti, perché non mi è parsa una scelta felice quella di mettere i libri di Pansa sul banchetto dei libri di Storia della Resistenza , proprio nel momento in cui si celebra, con una grande festa nazionale, la Liberazione nata della Resistenza. Il libro di Pansa “Il sangue dei vinti” non cessa di suscitare polemiche accese, quasi ad ogni anniversario della Liberazione. Il libro, lo ricordiamo, racconta delle esecuzioni e dei crimini compiuti da partigiani e da altri individui dopo il 25 aprile 1945, a Liberazione ormai compiuta, verso fascisti e presunti tali o antifascisti non comunisti. Tesi pesanti da accettare, che una parte della sinistra ha sempre faticato a riconoscere come verità documentata, cioè come storia.

Daniele Civolani
Daniele Civolani

Civolani, no: Anche noi sappiamo, dice quello che è accaduto nel Triangolo della morte, quello che ha fatto la Volante rossa, ma ricordarlo nel momento in cui si celebra l’eroismo di chi ha combattuto per riconquistare la libertà, mi è sembrato di cattivo gusto”. E, comunque, conclude, pensando che la raccolta di firme, di cui ignoravo l’autrice, non avrebbe avuto seguito, ho scritto una lettera in cui chiedevo di togliere almeno i miei libri dal banchetto. (I libri in cui ha raccontato la storia di Darinka staffetta partigiana, con Darinka stessa e quello in cui ha tracciato con Ferruccio Mazza,la storia di “Sklavin : un deportato nei campi di lavoro, 1941-1945. )

Siamo di nuovo allo scontro fra due , forse anche 3 o 4, visioni del significato della Festa del 25 aprile: per alcuni festa di tutto il popolo italiano, una festa di Unione e di rappacificazione, che vuole porre fine senza cancellarne la memoria alle ferite inferte da una guerra civile, che dopo avere portato alla Liberazione dalla dittatura nazifascista, ha avuto strascichi sanguinari e devastanti, vendette personali, uccisioni mascherate dal desiderio di farsi giustizia da sé e in qualche caso, forse, da motivazioni anche peggiori. Per altri la festa di chi ha combattuto con ostinazione ed eroismo per la Libertà, e per questa ha sopportato sofferenze anche atroci. Ma oggi la polemica non è tanto sui giudizi dati dei libri di Pansa, bollati come “revisionisti” e “negazionisti” della Resistenza da Rifondazione Comunista, ma piuttosto, come scrivono nei loro comunicati stampa Paolo Spath e Alan Fabbri, e riprende il Consigliere Comunale, Matteo Fornasini nella sua interpellanza al Sindaco di Ferrara, Tagliani, e all’Assessore alla Cultura, Massimo Maisto, ma è, invece, sulla contraddizione a cui si espone, chi, avendo combattuto per la libertà, oggi invoca la censura e la rimozione dei libri non graditi. “Appare almeno singolare, si legge, infatti, nell’interpellanza di Fornasini, che chi ha lottato duramente a favore della libertà, oggi proprio in occasione della più importante manifestazione a celebrazione della Libertà di Pensiero nel nostro Paese, chieda di censurare e rimuovere i libri di Giampaolo Pansa”, probabilmente “reo” di aver tolto dal cono d’ombra verità storiche, scomode forse per una certa sinistra, che erano state lungamente dimenticate fino a pochi anni fa. “

Una polemica condotta su fatti altamente drammatici, che condanna ancora irrimediabilmente tutti noi a restare concentrati su un passato, che certamente va studiato e approfondito storicamente, ma su cui sappiamo che ci sono interpretazioni inconciliabili. Accettiamolo, allora, come un dato di fatto, ma liberiamocene, perché questo sguardo rivolto all’indietro, rischia di impedirci di interrogare le nostre coscienze sui drammi di oggi, drammi di casa nostra e della comune casa europea, drammi che ci turbano, che facciamo fatica ad affrontare con razionalità e coscienza, dai quali siamo tentati quotidianamente di distogliere lo sguardo, per polemizzare su questioni che non ci aiutano ad andare da nessuna parte.

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