Caso Tartari, le difese di Pajdek: “Non lo ha imbavagliato, l’omicidio volontario va derubricato”

Omicidio preterintenzionale e non come richiesto dalla pubblica accusa, l’omicidio volontario, per Ivan Pajdek.

Così come per lui non ci sarebbe l’aggravante della crudeltà nell’uccisione di Pier Luigi Tartari. E’ quanto chiedono al Gup, Piera Tassoni, le difese del capo di una banda banda, che prima rapinò, il nove settembre, nella sua casa di Aguscello, e poi abbandonò, due settimane dopo, in un casolare del forese, l’elettricista in pensione.

I difensori del più anziano dei tre rapinatori che hanno ucciso Tartari, l’avvocato Daniele Borgia del foro di Ferrara e il legale Stefania Pettinacci del foro di Bologna non hanno dubbi: il loro assistito non ha ucciso il 74enne ma ha solo partecipato alla rapina e per questo il capo d’imputazione del processo va cambiato. E questa mattina in aula, a giudice e pubblica accusa, hanno spiegato le ragioni di questa loro richiesta.

La prima evidenza è nell’autopsia, ha sostenuto nell’aula del gip del Tribunale di Ferrara, l’avvocato Borgia. L’esame dell’anatomopatologa Maria Rosa Gaudio infatti parla di morte sopraggiunta tre o quattro minuti dopo l’imbavagliamento. Per i difensori di Pajdek dunque la vittima è morta in casa e forse è stata uccisa dai complici – sostengono gli avvocati – proprio quando lui era fuori a fare il primo bancomat con la tessera della vittima.

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Ivan Pajdek

Un elemento inoltre che per i difensori di Pajdek spiega anche che la finalità dell’illecito non era l’uccisione e per questo non si può parlare di crudeltà come invece sostiene la pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore, Filippo Di Bendetto. Il secondo elemento che porta i difensori di Pajdek a chiedere l’omicidio colposo è la ricerca della cassaforte. Mai trovata dai tre – sostiene ancora il legale Borgia – perché Tartari non avrebbe fatto in tempo a dire dove era posizionata.

Pajdek e i suoi difensori dunque scaricano la maggior parte delle responsabilità dell’omicidio di Pier Luigi Tartari sui complici della banda sopratutto Patrik Ruszo ma anche su Costantin Fiti, entrambi romeni, rispettivamente di 18 e 21 anni, che hanno scelto il dibattimento, Il processo si aggiorna al 14 luglio. Per quella data il giudice potrebbe emettere la sentenza. In aula c’erano anche i familiari della vittima: i fratelli Marco e Rita Tartari. Il fratello dopo pochi minuti dall’inizio dell’udienza ha deciso di uscire dall’aula: “Troppo dolore ascoltare questa versione dei fatti – ha commentato – non ce la faccio”.

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