CCSVI e Telemedicina: dalla ricerca nello spazio alla terra

ccsvi zamboniGrazie alla ricerca nello spazio parte il Progetto di Telemedicina per diagnosticare la CCSVI direttamente a casa dei malati. Il progetto, di cui il responsabile scientifico è il Professor Paolo Zamboni, è finanziato dall’Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla grazie ai fondi raccolti dal 5 per 1000. “Ma per farlo decollare serve l’aiuto delle istituzioni e della politica” sottolinea l’associazione Onlus.

Mettere a disposizione di tutti i malati le nuove tecnologie di diagnostica sviluppate all’interno dei programmi spaziali governativi e sostenere la ricerca attraverso l’erogazione di un servizio diagnostico innovativo, non invasivo ed economicamente vantaggioso.

Questo l’obbiettivo del primo progetto in Italia di Telemedicina e Diagnostica CCSVI, in grado di progettare uno screening delle malformazioni vascolari extracraniche con un metodo privo di radiazioni.

Il progetto permetterà ad alcuni centri distribuiti sul territorio nazionale l’utilizzo di nuove tecnologie sviluppate di recente presso l’Azienda Ospedale Universitaria di Ferrara, dallo staff del Professor Paolo Zamboni e sperimentate nell’ambito dei programmi spaziali governativi, all’interno della Stazione Spaziale Internazionale con l’astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, da poco rientrata sulla terra.

Tecnologie che consentiranno al nuovo S.Anna di Ferrara di effettuare diagnosi avanzate e certe, evitando al paziente viaggi faticosi e a lunghe distanze. Costi dimezzati non solo per i malati ma anche per la diagnostica, perché le nuove avanzatissime tecnologie rispetto alle indagini tradizionali, potranno dare informazioni supplementari su un possibile trattamento delle malformazioni vascolari, attualmente non sempre possibile.

Il progetto di telemedicina ha già ricevuto un primo contributo di 20mila euro dall’Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla, fondi raccolti con il 5per mille e da quanto raccolto a maggio con “La settimana della consapevolezza della CCSVI”.

Un contributo che permetterà di far partire la fase progettuale che “permetterà al S.Anna di diventare un Centro di Eccellenza diagnostico per analizzare a distanza i dati raccolti sui pazienti in centri periferici, spiega il presidente dell’associazione Gabriele Reccia, superando l’attuale situazione di screening per la CCSVI, spesso non disponibile nei centri pubblici e che obbliga i malati a rivolgersi ad operatori spesso privi di una adeguata esperienza diagnostica” sottolinea Reccia. Un percorso appena iniziato per il quale servirà anche tutto il contributo delle istituzioni pubbliche e della politica affinché possa davvero decollare.

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