Centrale di Bando, le difese: “Tutto regolare”

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Oggi una nuova udienza sull’impianto che fu al centro di una bufera giudiziaria giunta al culmine nel 2006 quando un blitz del noe dei carabinieri chiuse l’impianto gestitio dalla San Marco Bioenergie.

In quel processo si sono costituite parti civili anche gli enti pubblici locali, oltre al Ministero.

E’ il giorno delle difese nel processo per le emissioni della centrale di Bando, una località del Comune di Argenta.

L’impianto venne chiuso nel 2006, dopo un blitz dei carabinieri del noe.

Difese che – nell’aula D del tribunale di Ferrara, davanti al giudice Diego Mattellini – hanno cercato di respingere al mittente tutte le accuse della procura estense, rappresentante dal pm onorario, Stefano Antinori.

Il pm accusa i quattro imputati, il vice capo della centrale, Lanfranco Graziani, il dirigente della San Marco Bionergie, la società che gestiva la centrale fino a maggio 2006, Giovanni Aliboni, Massimo Costa fuel manager, e cioè colui che acquistava il combustibile dal quarto imputato, Giacomo Gallusi, titolare della Enervision di Dosolo, località della provincia di Mantova, di aver bruciato all’interno della centrale un po’ di tutto, quindi anche materiale non combustibile, e li accusa anche di aver comunicato ad Arpa dati non veritieri sulle emissioni. Per loro infatti ha già chiesto le condanne che per tutti vanno da un anno e due mesi a un anno e tre mesi.

Nel corso di questo processo si sono costituite parti civili, e oltre a Legambiente, anche il ministero, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Argenta e la Provincia di Ferrara.

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