Cgil Ferrara, l’osservatorio economia e lavoro

Seicentomila ore di cassa integrazione autorizzata in più rispetto a un anno fa e circa 38mila persone che hanno perso il lavoro.

E’ un quadro più che fosco quello dell’economia e del lavoro in provincia di Ferrara secondo Cgil che domani, nel pomeriggio, alla caffetteria del Castello, presenterà i dati del suo osservatorio provinciale.

Che le cose non vadano bene Cgil è da qualche anno che lo va dicendo ma la situazione occupazione, soprattutto per giovani e ultra quarantenni è estremamente peggiorata annuncia il segretario provinciale, Giuliano Guietti.

Nell’incontro di domani infatti non solo saranno snocciolati dei dati sulla situazione economica occupazionale locale ma saranno anche commentati, ha detto oggi il sindacato.

Cgil inoltre ricorda la situazione di Berco, ancora in stallo, e annuncia che lunedì davanti al Senato ci sarà un presidio nazionale per portare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema ammortizzatori sociali.

La questione a Ferrara – spiega il segretario – potrebbe farsi sentire più che altrove visto che nella nostra provincia i settori che trainano sono l’agricoltura e il turismo che richiedono lavoratori stagionali. Questi infatti secondo i nuovi meccanismi previsti dalla riforma Fornero sugli ammortizzatori sociali sarebbero i lavoratori più penalizzati.

La Cgil Ferrara domani illustrerà anche un documento che vorrà discutere con forze economiche locali e istituzioni.

Un documento nel quale si punta sullo sviluppo di arte e cultura nel territorio per fare occupazione ma che guarda anche al potenziamento di infrastrutture ecosostenibili, come quello su rotaie. Cgil chiede anche alle amministrazioni pubbliche non solo un ruolo di controllo dei servizi ma anche di gestione. Le privatizzazioni – sostiene Guietti – infatti sfuggono poi ai controlli pubblici.

CGIl parla anche di legalità, qualità e trasparenza nell’assegnazione degli appalti che non possono essere al minimo ribasso e propone una progettualità nuova del territorio che non deve prevedere nuovo consumo ma ristrutturazione e messa in sicurezza del vecchio. Solo questo – sostiene il segretario provinciale – basterebbe infatti per far ripartire l’economia dell’edilizia, oramai in stallo da anni.

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