Chi è la ferrarese tra i neofascisti

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Faceva parte della rete di consenso Serena Vecchiatini, 35 anni, nativa di Codigoro ma domiciliata in Germania. Un ruolo più marginale rispetto ai 14 finiti in carcere per essere la testa di comando di un gruppo neofascista “Avanguardia Ordinovista”, scoperto dai Ros, il reparto operativo speciale dei carabinieri, de L’Aquila.

Dalle carte giudiziarie, a firma del gip del tribunale del capoluogo abruzzese, Giuseppe Romano Gargarella infatti si evince che la nuova organizzazione aveva un gruppo di persone, una trentina, fra le quali la stessa Vecchiattini, pronte a sacrificarsi per creare tensione nel Paese. Gli interventi della Vecchiattini si vedono lo scorso settembre, quando viene presa di mira la presidente della Camera, Paola Boldrini, ma anche in un altro frangente in cui al centro della discussione su facebook c’erano gli immigrati.

A capo di questo gruppo – secondo gli inquirenti – c’era Stefano Manni, finito in carcere. Un ex carabiniere di 48 anni, congedato per infermità dopo 10 di servizio nell’Arma. Secondo il gip l’uomo dunque era in grado di conoscere diverse tecniche investigative oltre che gli addestramenti militari. Lo stesso Manni dopo essere uscito dal corpo è finito a lavorare per un’azienda la S.E.I Elicotteristi italiani Spa.

Un’azienda della famiglia Nardi, la stessa dell’ex terrorista ‘nero’ Gianni Nardi morto negli anni Ottanta in uno strano incidente stradale. Su di lui indagò per un traffico di armi dalla Svizzera anche il commissario, poi ucciso, Luigi Calabresi. Il capo del nuovo gruppo neofascista Manni – emerge dagli atti – si è sempre professato un parente dell’ex terrorista degli anni Settanta, Gianni Nardi il cui nome, dopo la sua morte, comparve anche nella Lista Gladio. Pubblici ministeri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, campi rom e sedi di Equitalia erano gli obiettivi a cui l’organizzazione si sarebbe rivolta per compiere attentanti, anche di sangue.

 

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