Chimica, Fiorini Cgil: “La politica non programma ma dorme”

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Punta il dito contro la politica la Cgil perché il futuro del petrolchimico è a rischio ma nessuno, dice il delegato rsu di Basell, Luca Fiorini, sembra preoccuparsene.

Duecento persone in meno in cinque anni al centro ricerche “Giulio Natta”, un centro di eccellenza mondiale in passato ma che oggi invece – denuncia sempre il sindacato – è stato depontenziato in centro assistenza tecnica della produzione e un tavolo della chimica verde che forse potrà avere uno sviluppo in più il 31 marzo, quando a Bologna, in Regione, ci sarà un nuovo incontro, dopo due anni di silenzio dal documento nato dopo la vertenza sindacale dell’estate 2013. Un grido di allarme sul futuro del petrolchimico che il delegato Baselle mette nero su bianco in una lettera in cui cita il caso della Pirelli e del nuovo passaggio di proprietà ai Cinesi.“La mia non è una polemica ma una presa d’atto” commenta Fiorini.

“Negli Stati Uniti è stato Obama, e quindi la politica, ad aver chiamato capitali stranieri che investissero nella Crysler. Per fare in modo che tutto ciò accada a Ferrara si devono muovere i sindacati per attirare nuovo capitale dall’estero?” chiede ancora Fiorini. Per Cgil dunque la politica sembra dormire e intanto soluzioni per l’occupazione futura all’interno del petrolchimico, non se ne vedono all’orizzonte. “Va bene la Berluti ma per salvare la chimica cosa facciamo, ne portiamo qui altre 24?” affonda Fiorini. Per il sindacato dunque manca una programmazione della politica, e sopratutto di quella locale. Una programmazione – sostiene il sindacalista – in grado di occuparsi dell’economia locale non quando c’è una chiusura e quindi una tragedia in termini di posti di lavoro ma quando la situazione si può ancora salvare”.

“Lyondell Basell è un’azienda sana ma tuttavia in questi anni i posti di lavoro sono stati tagliati. E per un criterio della finanza mondiale, che certamente il sindacato non può combattere – chiosa ancora Cgil – ma che ha sortito solo un effetto: tagliare i costi dalla produzione e quindi i posti di lavoro a favore di buone remunerazioni per azionisti e finanzieri”.

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