Città attive = città sane? L’urbanistica si allea con la salute

Si terrà a Cortona il prossimo 12 maggio l’assemblea nazionale della Rete delle Città sane OMS, dove si farà il punto sulle esperienze più recenti delle città sui temi dell’invecchiamento attivo, del contrasto alle dipendenze, del contrasto al gioco di azzardo patologico, dell’inclusione lavorativa, della sana alimentazione, della lotta allo spreco, ecc.

Un appuntamento che sottolinea la necessità di un’alleanza forte fra Urbanistica e Sanità sui temi della prevenzione.

Esiste un modello italiano di città attiva? Di una città in cui tutte le politiche finalizzate a far muovere i cittadini in sicurezza siano coordinate? Può essere definita “attiva” , dicono, infatti,  gli studiosi,  la città che potenzia le opportunità che consentono a tutti i cittadini di mantenersi fisicamente attivi nella vita quotidiana agendo sulle infrastrutture e sul contesto sociale.
Da questo punto di vista, la città attiva può anche considerarsi una città sana.

In Italia a tutt’oggi l’impressione è che su questo fronte ci si stia muovendo ancora nel regno delle buone intenzioni, ma molto è stato fatto, anche a Ferrara, per dare vita ad una città il cui impianto urbanistico favorisca stili di vita orientati al movimento. Le mura rinascimentali, dopo il restauro, sono diventate una grande palestra a cielo aperto, il Parco urbano, idem.

Secondo Romeo Farinella, professore Associato di Progettazione Urbanistica di  UNIFE, fra i promotori, già nel 2012, proprio a Ferrara del primo seminario italiano su le Città Attive, Ferrara in Italia è sulla strada giusta per i numerosi progetti legati al movimento e alla prevenzione.

“L’importante, aggiunge,  è rendere i cittadini consapevoli delle motivazioni salutistiche alla base di scelte anche impopolari, che favoriscano il muoversi a piedi.”

Salute 3.0Certo c’è ancora molto da fare, sapendo che tra i fattori che determinano una maggiore propensione all’attività fisica, sembra che non ci sia  tanto la disponibilità di impianti, quanto le politiche di sensibilizzazione, la vicinanza di aree attrezzate, il clima favorevole, la possibilità di spostarsi da un punto all’altro della città  in sicurezza e senza perdere mezze giornate.

Fino ad ora i più sensibili a questo messaggio, secondo le statistiche,  sono stati i cittadini di livello socio economico medio-alto, per questo è necessario capire “come spingere le persone di livello socio economico più basso a fare un’ attività fisica  naturale, senza intermediari, facilmente fruibili da un pubblico vasto, per uno sport non competitivo”.  Una domanda che Telestense intende porre al centro del confronto nella prossima puntata di Salute 3.0, in onda giovedì prossimo.

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