Clima incandescente in molte città, ma con questo virus non si scende a patti

Terzo Dpcm nell’arco di tre settimane ed è di nuovo scontro fra emergenza sanitaria ed emergenza economica, ma è certo che con questo virus non si può scendere a patti, perchè dove può, colpisce e si moltiplica, con le conseguenze che già conosciamo.

Come se non bastasse il coronavirus, in questi giorni a mettere ansia e panico tra la gente è la guerriglia urbana messa in atto nelle piazze delle grandi città italiane.

Cortei non autorizzati, bombe carta, vetrine in frantumi, assalti e furti nei negozi, violenza contro le forze dell’ordine in assetto antisommossa.

 L’Italia non può riconoscersi in questa forma di protesta, che certamente non vuole il bene del Paese, ma cerca per altri scopi di soffiare sull’enorme  disagio creato dalla pandemia.

Nuove abitudini, paura del contagio e dei suoi possibili sviluppi, preoccupazioni economiche, ansia per i propri cari.

Doveroso, quindi, prenderne le distanze, come da ogni forma di violenza.

Il Paese è’, invece, sensibile alla preoccupazione di chi, ristoratori, bar, palestre, cinema luoghi della cultura e del tempo libero teme gli effetti economici delle chiusure parziali o totali della propria attività decise con il nuovo Dpcm.

Per questo sollecitiamo tutti  l’intervento del Governo e delle amministrazioni locali perchè sostengano  imprenditori, professionisti, lavoratori di ogni settore interessato al danno da chiusura, donne e  uomini di cultura coinvolti nelle nuove misure restrittive.

Il Governo oggi deciderà quanto investire  nei risarcimenti e come farlo. Nessuno finora ha parlato delle modalità con cui effettuarlo, ma non sarebbe giusto fosse una sorta di una tantum per ogni categoria, perché non tutti , all’interno di una stessa categorie di imprese perderanno nella stessa misura. Dare a tutti una sorta di contentino, accende o rinvigorisce  la miccia della protesta. Il contentino potrebbe essere una misura provvisoria, ma poi i conti andrebbero fatti sulla base della effettiva  perdita delle entrate di ciascuno, sulla base  dei redditi dichiarati da ciascuno.

L’equità non significa, infatti,  dare a tutti lo stesso bonus, ma risarcire con lo stesso criterio.

Lo scontro fra le ragioni dell’economia e le ragioni della salute è sempre arduo da affrontare, tuttavia dopo l’esperienza di questi mesi in Italia e in Europa e nel mondo  sembra perfino ovvio capire che se il virus continua con questo ritmo, prima o poi sarà lui a chiudere le imprese e ad azzerare i redditi,  non i dpcm del governo, con in più la previsione non peregrina dell’esplosione delle  strutture sanitarie delle città e delle regioni dove il contagio sta moltiplicandosi con più velocità e gravità.

L’ultimo DPCM cerca di prevenire questa malaugurata ipotesi, lo fa come può sulla base di indicazioni che vengono dagli scienziati, non solo virologi, epidemiologi e quant’altro, ma studiosi ed esperti di previsioni basate sui calcoli matematici e sulle statistiche. Non sarà il migliore DPCM possibile, ma è certamente  fatto di misure che guardano alla preoccupazione che circola negli ospedali e nelle strutture sanitarie, dove l’impennata dei ricoveri e dei contagi assomiglia molto ad un triste possibile annuncio di cio che potrebbe succedere fra un mese se non si cerca di fermare l’escalation di Covid 19.

Dalia Bighinati

One thought on “Clima incandescente in molte città, ma con questo virus non si scende a patti

  • 27/10/2020 in 20:16
    Permalink

    Ha ragione Vittorio Sgarbi… È inutile che la menate.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *