“E se l’artigianato sparisse?”. La preoccupazione di Cna

“Abbiamo letto con grande preoccupazione i dati dell’osservatorio sull’Economia della Camera di Commercio di Ferrara: disegnano un panorama di grave emergenza economica in cui il prezzo più alto è pagato dall’artigianato, che segna una riduzione della produzione pari al 10%, e perde negli ultimi 12 mesi 72 imprese Non possiamo non farci una domanda, che proponiamo anche alle autorità locali, regionali e nazionali: e se l’artigianato sparisse? Quali sarebbero le conseguenze economiche e sociali di una moria della piccola e media impresa? E cosa bisogna fare per evitarlo?”

Partono da questa domanda le considerazioni del Presidente di Cna Ferrara Davide Bellotti sui dati diffusi dall’Osservatorio sull’economia della Camera di Commercio di Ferrara. “Non tutti i settori della piccola e media impresa subiscono così pesantemente gli effetti dell’emergenza. L’edilizia, per esempio, si sta riprendendo grazie a una serie di interventi normativi azzeccati, primo fra tutti il superbonus 110 per cento, che sta rimettendo in pista le imprese di costruzioni, di serramenti, di impiantistica”.

Bellotti prende in considerazione i dati sull’occupazione delle imprese Cna, confrontando febbraio 2020 a febbraio 2021: “Le costruzioni, come dicevo, registrano un incremento di occupazione del 5,47%, testimonianza di un settore in ripresa. Stabile anche il settore degli impianti, anch’esso coinvolto nelle dinamiche fiscali del superbonus. Al contrario, un settore come quello della ristorazione, che risente sia dei lockdown totali o parziali, sia del blocco del turismo, crolla del 30,65%. Analoga debacle per i settori colpiti da ogni restrizione come lo spettacolo (-14%) o  le palestre (-25%). Va male anche la moda, che perde occupazione – siamo sempre tra le imprese Cna – per l’8,47%.”

La chiave di volta di una strategia di ripresa, secondo Bellotti, è la capacità delle istituzioni e della politica di leggere il territorio e le sue esigenze economiche insieme alle imprese. “I dati spiegano in modo spietato ciò che è successo. Da un lato i settori coinvolti in azioni tendenti a migliorare le condizioni sociali, ambientali e abitative della popolazione. Decidere di accrescere la qualità e la sicurezza degli immobili, ridurre l’impatto ambientale di caldaie e auto, di migliorare la manutenzione degli impianti, di rottamare i macchinari non più ecocompatibili porta ad un miglioramento complessivo di qualità della vita ed evidenzia come sia indispensabile puntare su aziende di prossimità esperte e formate. Un salto in avanti per il cittadino, per il paesaggio e per le aziende”

“Discorso inverso – prosegue Bellotti – per le realtà rimaste ai margini delle discussioni, nonostante l’impegno associativo nel portare esempi e dati a dimostrare cosa si poteva fare. Se il turismo è in difficoltà per colpa della pandemia, non possiamo però lasciare al palo quei problemi già presenti precedentemente. Accrescere la qualità del prodotto turistico significa valorizzare i grandi assi portanti e connettere gli elementi emergenti. Occorre manutenzione e creazione di servizi, promozione strettamente collegata alla commercializzazione, mettere in condizione le aziende di vendere un prodotto esistente. Pensiamo ad esempio al cicloturismo: siamo sicuri di avere itinerari con il giusto livello di manutenzione e di servizi abbinati spendibili in una rete internazionale di percorsi e vendibili da nostri Tour Operator adeguatamente strutturati?

Se pensiamo alla cultura e agli eventi, cosa abbiamo fatto in un anno per dare risposta alla necessità di cambiamento derivante dal distanziamento? Ma cosa sarà Ferrara senza aziende della cultura? Occupandoci della difesa di queste aziende realizzeremo lo scopo della cultura: raggiungere tutti in ogni modo, unire le persone e non farle sentire sole, far comprendere che di cultura si vive tutti, non pochi addetti ai lavori. Lavoriamo perciò ad un progetto inclusivo, per tutti e con le nostre aziende.

Ultimo esempio il settore della moda: l’insicurezza blocca gli ordini e i magazzini si riempiono di merce invenduta. Peccato che i tempi della produzione non sono nè quelli della comunicazione nè quelli degli incentivi elargiti da ogni livello politico. Un settore muore senza che si senta l’esigenza di analizzarne i motivi e di trovarne le soluzioni. Ferrara è una città bella ed elegante: abbiamo le idee per continuare a renderla tale”.

Per molte piccole imprese occorre puntare ad iniziative che facilitino il ricambio generazionale per evitare di disperdere patrimoni di professionalità inestimabili. Per altre occorre puntare sulla formazione di mestieri oggi sempre meno presenti e su una più forte sinergia fra istituzioni-scuola-imprese. Per tutte occorre intervenire con progetti che connettano la qualità della vita dei residenti con la produzione aziendale partendo dai dati disponibili e da idee pensate in grande, rigenerando non solo gli spazi e gli edifici ma anche la nostra capacità di creare condizioni di sviluppo basate sulla volontà di essere di servizio a cittadini e imprese, con umiltà di animo e disponibilità di tempo per approfondire le conoscenze.”.

Un pensiero su ““E se l’artigianato sparisse?”. La preoccupazione di Cna

  • 26/03/2021 in 23:17
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    Non si parla del settore autoriparazioni
    Tante autofficine piccoli artigiani soffrono
    Il fatto che la limitata mobilità dei veicoli ha portato una riduzione almeno del 20% delle manutenzioni e riparazioni di auto e veicoli commerciali leggeri. Purtroppo si deve tenere aperto e questo comporta costi fissi affitti luce gas acqua rifiuti e cosa ancor più difficile per chi ha dipendenti protocolli di sicurezza sanificazioni dispositivi di sicurezza. Provate a chiederci cosa costa una confezione di guanti c’è purtroppo ancora chi specula. Se sparisce l:artigiano purtroppo se ne va via la nostra identità di italiani.

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