Comacchio: la guerra della pesca

“Fermiamo l’inutile sofferenza” è questo il grido d’aiuto lanciato da un pescatore 60enne di Comacchio che ha preso carta e penna e ha scritto alla nostra redazione. Niente e-mail, una busta e una lettera scritta a mano per raccontare una storia di difficoltà che aumentano giorno dopo giorno.

Una storia di chi non riesce più a vivere del proprio lavoro. Palmiro, questo il suo nome, ha in concessione un piccolo vivaio di vongole a Comacchio. Il suo è uno di quei vivai interni dove l’acqua di anno in anno diventa più dolce e non si riesce più produrre nulla. Come si fa allora ad andare avanti quando per quel vivaio si sono fatti investimenti, si devono affrontare le spese del carburante e della propria imbarcazione? Palmiro con amarezza lo ammette, si finisce col pescare anche là dove non si può, tra i rifiuti scartati dai pescatori della sacca di Goro, riducendosi, racconta ancora, a scappare come i disperati per non essere fermati dalla guardia costiera. Un rischio che si corre per portare a casa magari 50 euro di pescato buono quando va bene. “io vorrei lavorare dignitosamente, spiega ancora il pescatore 60enne che, a pochi anni dalla pensione, si dice stanco di vivere in questo modo”.

La soluzione ci sarebbe spiega Palmiro precisando che nelle sue condizioni ci sono altre centinaia di pescatori. Basterebbe che la politica prestasse attenzione anche a loro e invece di concedere ampliamenti alle grosse cooperative di pescatori concedesse a quelli più in difficoltà un vivaio produttivo in prossimità del mare o nel mare. Palmiro lancia anche un appello agli altri pescatori che hanno vivai improduttivi affinchè unendo le proprie forze si facciano sentire e magari ottengano quel agognato pezzo di mare che consenta loro di vivere con un minimo di tranquillità.

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