Comacchio: Residence Regina Mare, dopo la condanna il sequestro – VIDEO

223 appartamenti, tutti facenti parte del complesso residenziale Regina Mare a Lido di Pomposa, per un valore che ammonta a 20 milioni di euro.

Sono quelli sequestrati in queste ore dalla tenenza della Guardia di Finanza di Comacchio, dopo la condanna di primo grado del Tribunale di Ferrara per la ‘lottizzazione abusiva’ dell’area di oltre sei ettari di terreno dove sono state costruite le abitazioni.

Una sentenza che ha condannato, per una violazione dei piani ambientali che regolano l’urbanistica in ambito provinciale e regionale, il costruttore, Massimiliano Tomasi, il progettista-tecnico Guido Zarattini ed il dirigente comunale Antonio Pini. Una lottizzazione, quella del Regina Mare, avvallata dal Comune di Comacchio dodici anni fa ma che il Tribunale di Ferrara ha decretato “illegale ed abusiva”.

“La realizzazione del complesso edilizio è avvenuta in piena conformità e rispetto dei titoli edilizi ed autorizzazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione nel corso del proprio iter amministrativo” spiega in una nota Massimiliano Tomasi, amministratore dell’Immobiliare La Medusa, che ha già annunciato l’imminente impugnazione della sentenza “nella piena convinzione di una assoluta legittimità e regolarità del proprio operato”

In sede di dibattimento le contestazioni hanno riguardato il “rilascio, da parte del dirigente comunale alla società proprietaria dell’area, di permessi illegittimi per costruire il complesso residenziale”. Una illegittimità che si fonda sulla mancata conformità dei permessi sia alle direttive urbanistiche regionali e provinciali riguardanti la tutela delle zone urbanizzate in ambito costiero, sia al piano regolatore del Comune di Comacchio. Ma ai costruttori, dai giudici, è stato imputato anche il “non rispetto delle previsioni minime di edificazione riducendo di oltre 22mila metri quadrati l’area destinata alla collettività, riservati a parchi, percorsi e spazi per soste pedonali e ciclabili, oppure al tempo libero”.

Insomma un complesso residenziale che per i giudici non doveva essere costruito in quella zona perché occupa più del 40% di un’area tutelata dal piano paesaggistico regionale.

“I lavori sono stati tutti avviati sulla base di distinti permessi di costruire, di varie e successive varianti e collaudi rilasciati dagli uffici competenti del Comune di Comacchio” sottolinea nel comunicato l’immobiliare che ha avviato i lavori 10 anni fa investendo 50milioni di euro. “Non vi è alcun dubbio da parte della nostra società, la quale confida nel corso della giustizia, in merito al fatto che la sentenza di primo grado ed il conseguenziale provvedimento di sequestro saranno oggetto di totale riforma” conclude Massimiliano Tomasi.

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