Comacchio, scavi archeologici portano alla luce edificio ellenistico del III sec. a. C

Si è concluso da pochi giorni lo scavo archeologico della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, riguardante un imponente edificio pubblico di età ellenistica. Le indagini, con la direzione scientifica della Soprintendenza nella persona del funzionario archeologo dott.ssa Sara Campagnari e realizzate sul campo dalla società Phoenix Archeologia S.r.l., hanno avuto luogo tra i mesi di marzo e maggio 2021, interessando un’area di circa 580 mq situata in Valle Pega, lungo la Strada Fiume.

Lo scavo è stato finanziato dal Ministero della Cultura, che ha stanziato 39.500 € per le indagini a scopo di tutela e ha visto l’importante collaborazione del Segretariato Regionale in qualità di Stazione Appaltante. Il gruppo di lavoro della Soprintendenza, costituito dal responsabile Unico del Procedimento, dott.ssa Monica Miari, Referente d’Area Funzionale Archeologia, ha coinvolto in una positiva sinergia diverse professionalità impegnate nella progettazione (arch. Mattia Bonassisa) e nella direzione dei lavori (dott.ssa Sara Campagnari), con il supporto dell’arch. Ida Orefice, della dott.ssa Valentina Di Stefano e degli Uffici Tutela (dott.ssa Silvana Sani) e Amministrativo della Soprintendenza per gli aspetti tecnico-amministrativi.

Il sito era già stato individuato nel 2017 durante le indagini effettuate nell’ambito della procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico relative alla posa del Metanodotto Snam Ravenna – Mestre.

Lo scavo del 2017, realizzato dalla ditta Malena s.n.c., all’interno dell’area di occupazione temporanea per l’esecuzione dei lavori, ha consentito di mettere in luce la porzione sud-occidentale di un imponente edificio a pianta rettangolare bipartita lungo l’asse maggiore, orientato in direzione N-NE/S-SW, per una lunghezza massima di ca. 14,5 m e una larghezza di circa 8,5 m (fig. 1). I muri perimetrali, realizzati con tecnica a doppio paramento di ciottoli di medie e grandi dimensioni, con sacco centrale costituito da pietre di piccola pezzatura, terra e frammenti di tegole, sono caratterizzati da un notevole spessore di ca. 1,3-1,4 m. Il muro divisorio interno, che presenta le medesime caratteristiche costruttive dei perimetrali, conservato per cinque assise in elevato, spesso circa 90 cm, suddivide l’edificio in due ambienti nord e sud, della larghezza interna rispettivamente di 3 e 2 m, di lunghezza pari all’intera struttura. I piani di frequentazione interni, caratterizzati dalla presenza di punti di fuoco e resti piccole strutture e divisori in laterizi, hanno restituito frammenti di vasellame in ceramica grigia e a vernice nera, databili preliminarmente all’avanzato III sec. a.C. (fig. 2).

Le indagini hanno rivelato come l’edificio proseguisse chiaramente per una notevole estensione verso N-NE e, grazie al finanziamento ottenuto, è stato possibile metterne in luce pressoché completamente la planimetria.

(Segretariato Regionale per l’Emilia-Romagna) 

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