Come sarà la Ferrara del 2020?

XX ferrara nel 2020

E’ possibile prevedere da oggi in quale direzione si sta indirizzando lo sviluppo della città e del territorio che la circonda? sul piano istituzionale la Provincia resta autonoma, e rischia fortemente di fare il vaso di coccio tra vasi di ferro. In questo momento la recessione e il post terremoto , da un lato, hanno messo in evidenza una grande capacità di resistere e di reagire, dall’altro hanno portato alla luce la crisi di aziende che sono pilastri fondamentali dell’economia ferrarese. L’industria del futuro sarà il turismo? Ferrara è bella, è patrimonio mondiale dell’umanità, ma necessita di manutenzione, di restauri e ristrutturazioni. Vanno rivitalizzate Istituzioni culturali e musei, che senza fondi si ripiegano su se stessi. Qui gli sponsor privati non sono mai stati brillanti, ad eccezione di Carife, la storica cassaforte della cultura e dell’arte della città e della provincia, che oggi vive il momento più difficile della propria storia.

Intanto i grandi eventi scarseggiano mentre i tagli statali ai finanziamenti pubblici innescano una strana competizione fra cultura alta e cultura popolare. Un approccio, noi crediamo, da correggere, che, però, fa capire come la cultura stenti nell’immaginario locale ad essere pensata come occasione, che può diventare nuovo sviluppo, se non ci si ferma ai microeventi, privi alle spalle di un vero progetto imprenditoriale , di respiro quantomeno europeo.

Ci manca forse la capacità di metterci assieme, di guardare in grande, temiamo le rivalità interne e intanto i nostri ragazzi sembrano puntare tutto sul lavoro on line. Eppure la creatività non è fatta soltanto di web, né di design, dovrà permeare di sé ogni settore. Costruzioni ad alta tecnologia, brevetti per risparmiare sull’ energia, magari il coraggio di inventarsi negozi nuovi che rendano accogliente in modo nuovo la città ai visitatori.

Non troviamo in città neppure a cercarlo un caffè letterario degno di questo nome, stentiamo a lanciare su larga scala eventi di nicchia, ma di grande livello artistico, destinati a restare confinati dentro le mura della città, offerti ai soliti habituees, un pubblico ipernutrito e itinerante fra i luoghi deputati dell’arte e della cultura locale. Nell’attesa di un revival della città, che sappia riempire di futuro i suoi luoghi abbandonati- ricordiamo con rammarico che da pochi giorni si è aggiunta ai tradizionali edifici in disuso l’ex sede di Ermitage Italia- bene hanno fatto Comune e Sipro a cercare investitori esterni. A Ferrara servono capitali, ma anche idee nuove, visioni e alleanze esterne: nuova linfa che arricchisca il tessuto della città di buone prassi. Così per le cariche in attesa di nuove nomine, evitiamo di pescare nei soliti bussolotti. il problema non è soltanto di ricambio generazionale, ma di una diverso modo di affrontare una nuova imprevista complessità.

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