Come viene percepita la violenza contro le donne in ambito giudiziario: i risultati della ricerca della Commissione femminicidio del Senato

Le leggi non bastano serve più formazione. Per prevenire, riconoscere e affrontare la violenza contro le donne ne hanno bisogno non solo i magistrati, ma anche gli avvocati e gli psicologi, che offrono la loro consulenza nei tribunali.

E’ quanto emerge dal “Rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria”, approvato dalla Commissione d’inchiesta del Senato sul femminicidio, e presentato nel corso del convegno “Giustizia e violenza contro le donne: riconoscere per perseguire” frutto dell’indagine svolta con questionari rivolti alle Procure della Repubblica, ai tribunali ordinari, ai tribunali di sorveglianza, al Consiglio superiore della magistratura, alla Scuola superiore della magistratura, al Consiglio nazionale forense e agli ordini degli psicologi.

Un pensiero su “Come viene percepita la violenza contro le donne in ambito giudiziario: i risultati della ricerca della Commissione femminicidio del Senato

  • 17/07/2021 in 18:28
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    Esperienza personale ma anche di centinaia di altre donne:
    INIZIO
    subisci violenza
    (ad un certo punto) decidi di denunciare i fatti
    inizi a subire altre forme di violenza: economica, verbale, psicologica… la minaccia tipica è “se mi denunci/se mi porti in tribunale, ti porterò via i figli”
    il compagno e/o la sua famiglia e/o le istituzioni (servizi sociali in primis che dettano tutte le successive azioni giudiziarie) si schierano contro di te con un sistema di false accuse non provate, non documentate
    ti portano via i figli in base alle false accuse
    le ipotesi sono: casa-famiglia, famiglia affidataria o addirittura la famiglia del compagno (la stessa che di norma lancia false accuse non provate, non provabili, non accertate)
    perdi i figli per sempre perché si apre un iter giudiziario di almeno 5/8/10 o più anni
    intanto i figli perdono il contatto con la realtà, con il genitore diffamato: si chiama tecnicamente ALIENAZIONE
    FINE: sei un genitore morto

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