Commissione Grandi Rischi, le reazioni alla condanna

Continua a far discutere la sentenza Dopo che il tribunale dell’Aquila ha condannato sette esperti per aver minimizzato i pericoli nei giorni precedenti al terremoto del 2009, i vertici della Commissione Grandi Rischi hanno dato oggi le dimissioni.La sentenza condanna i predecessori, gli attuali si dimettono. I sei anni in primo grado a Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo de Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi, componenti della commissione Grandi rischi ai tempi del terremoto che colpì L’Aquila nel 2009, hanno avuto come prima conseguenza le dimissioni a ruota dei vertici (e non solo) della commissione stessa.

Il professore Mauro Dolce, coordinatore del gruppo di esperti di supporto alla struttura commissariale per l’emergenza terremoto in Emilia Romagna, ha rassegnato al presidente della Regione e commissario per la ricostruzione Vasco Errani le proprie dimissioni.

Lo riferisce una nota della Protezione civile, secondo cui dopo la sentenza il sistema di prevenzione dei disastri naturali rischia la paralisi in Italia.

Il presidente Luciano Maiani, il Presidente emerito Giuseppe Zamberletti e il vicepresidente Mauro Rosi hanno rassegnato questa mattina le dimissioni direttamente nelle mani del premier Mario Monti, dice la nota.

Maiani ha detto di ritenere che “la situazione creatasi a seguito della sentenza di ieri sui fatti dell’Aquila sia incompatibile con un sereno ed efficace svolgimento dei compiti della Commissione e con il suo ruolo di alta consulenza nei confronti degli organi dello Stato”, aggiunge il comunicato.

Intanto si è dimesso dall’incarico di direttore dell’Ufficio Rischio sismico della Protezione Civile Mauro Dolce, condannato ieri insieme a Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi rischi; Bernardo De Bernardinis, vicecapo del settore tecnico del Dipartimento di Protezione civile; Enzo Boschi, allora presidente dell’Istituto nazionale di Geologia e Vulcanologia; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova.

Secondo la Protezione civile la sentenza “porta alla paralisi delle attività di previsione e prevenzione”.

“Il rischio è che si regredisca a oltre vent’anni fa, quando la protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta. Oppure che chi è incaricato di valutare finisca per alzare l’allerta al massimo livello ogni qualvolta i modelli previsionali forniscano scenari diversificati, generando una crescita esponenziale di allarmi”.

Ieri il tribunale dell’Aquila ha condannato tutti in primo grado a sei anni di reclusione per lesioni e omicidio colposo, pur riconoscendo anche le attenuanti generiche, con uno sconto di pena di un terzo. I condannati sono stati anche interdetti dai pubblici uffici.

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