COMUNIONE “NEGATA” O COMUNIONE PREPARATA?: l’intervento integrale di Mons. Paolo Rabitti, arcivescovo di Ferrara – Comacchio

Senza volere, da Ferrara-Comacchio, la settimana dopo Pasqua si è trasformata per i giornali e per i canali televisivi italiani in una imprevedibile “settimana eucaristica”! A voler prendere le cose sotto un profilo meno sgraziato o disgraziato, verrebbe da dire che i giornali hanno mostrato una grande nostalgia della prima comunione; non solo: ma hanno esibito una passione educativa e assistenziale ai disabili, da far prevedere loro una premura invidiabile per quanti necessitano di preferenziale attenzione nella società: quella premura che, si dice, deve andare dal concepimento al fine vita.

1) I fatti:
•    Verso la fine del febbraio u.s., due genitori, residenti a Comacchio, si sono presentati al Parroco di Porto Garibaldi chiedendogli di ammettere alla Prima Comunione il loro bimbo, cerebroleso. Il motivo della richiesta presentata a Porto Garibaldi era dovuto al fatto che il bambino, pur residente a Comacchio, frequenta la Scuola Elementare a Porto Garibaldi.
•    Il Parroco si è riservato di parlarne con i Catechisti prima di dare una risposta. Intanto il Parroco ha incontrato riservatamente l’insegnante di sostegno del ragazzo, per avere un quadro delle condizioni di lui (fino ad allora non conosciuto né dal Parroco né dai Catechisti) e per avere suggerimenti circa le modalità più idonee per comunicare con il ragazzo stesso. L’insegnante di sostegno ha fornito ampie informazioni in merito e si è dichiarato disponibile a collaborare con la Parrocchia, qualora se ne fosse ravvisata la necessità, al di fuori dei suoi obblighi professionali.
•    La richiesta dei genitori è stata presentata ai Catechisti nella loro riunione del 29 febbraio u.s. ed è stata esaminata con senso di responsabilità, arrivando alla conclusione comune di presentare ai genitori del ragazzo una proposta-progetto che prevedeva due tempi: prima un approccio molto graduale, senza fretta,  del ragazzo agli ambienti della Parrocchia (catechismo e S. Messa domenicale), per passare poi ad incontri specifici tra il ragazzo, i suoi genitori, il catechista ed il parroco con la partecipazione dei compagni di classe, in vista di esplorare la possibilità di “qualcosa” (il papà temeva l’eventualità che il ragazzo sputasse l’ostia consacrata), non sapendo bene cosa, ma comunque con l’intenzione, espressamente comunicata ai genitori, di dare, a tempo debito, l’Eucarestia al ragazzo, all’interno di una celebrazione festosa apposita con la partecipazione dei compagni di classe, sui quali si faceva affidamento come tramite-traino (si pensava che vedendo gli amici accostarsi all’Eucarestia, potesse anche lui accettare poi l’Ostia consacrata).
•    La proposta è stata illustrata ai genitori, con l’unica richiesta di non porre scadenze di date prefissate. La cosa è sembrata da loro accettata. Nel frattempo, è stato dato ai genitori un CD, contenente un cartone animato e colorato sulla vita di Gesù (su indicazione dell’insegnante di sostegno) ed è stato rivolto ai genitori l’invito a portare qualche volta il ragazzo negli ambienti parrocchiali (cosa che è stata fatta, pur con l’intermezzo di un ricovero ospedaliero del ragazzo).
•    La domenica I° aprile u.s., a quattro giorni dalla Prima Comunione dei compagni di classe,  la mamma ha chiesto al  Parroco se c’erano novità circa la Prima Comunione del figlio. Il Parroco ha risposto che le cose stavano andando secondo il progetto presentato a loro genitori e che presto sarebbero iniziati gli incontri specifici con il ragazzo e di avere pazienza: la data del 5 aprile (Giovedì Santo) era prematura, rispetto a quanto si era ipotizzato a Febbraio.
•    Il giorno dopo, lunedì, verso le 13.00, dalla Curia di Ferrara il Cancelliere ha telefonato al Parroco chiedendo cosa stesse succedendo a Porto Garibaldi, dal momento che nella mattinata, diverse mamme di bambini candidati alla Prima Comunione telefonavano dicendo che il Parroco “non voleva” ammettere un bambino alla Prima Comunione e che loro non avrebbero mandato i loro figli. Il Parroco ha spiegato al Cancelliere come stavano le cose e quanto si era ipotizzato con i genitori del disabile.
•    Rientrando poi in canonica alle 13, il Parroco ha trovato una lettera (in fotocopia) a lui indirizzata e firmata dai bambini delle due classi quarte, nella quale, tra l’altro, si diceva che il Parroco “non voleva ammettere” un loro compagno alla Prima Comunione.
•    Il martedì,  il Vicario Generale ha comunicato al Parroco che i genitori del ragazzo in questione si erano recati con il loro figlio in Arcivescovado, accolti ed ascoltati in sostituzione dell’Arcivescovo assente. Anche in Curia ai genitori è stato detto che il momento sembrava non maturo (dato, peraltro, il rifiuto che il ragazzo aveva opposto al semplice gesto, effettuato tre volte in Curia, di offrirgli una “particola”, ovviamente non consacrata, ma in esemplare di quella che gli sarebbe stata offerta “autentica” durante la Prima Comunione) e sarebbe stato preferibile che la Prima Comunione del ragazzo fosse un poco differita, dopo gli opportuni, concordati, adeguati, delicati tentativi pedagogici per assuefarlo a tale importante Atto. Nel frattempo, fu suggerito in Curia stessa ai genitori di rendere comunque presente il ragazzo alla Prima Comunione degli amici, e, intanto, limitarsi a ricevere, con la stessa gestualità, non la Particola ma una benedizione.
•    Il Parroco, allora, ha convocato per il martedì pomeriggio una riunione straordinaria dei Catechisti per valutare insieme la situazione che si stava profilando, a motivo della reazione di talune mamme e della letterina “suggerita” ai bambini, e decidere cosa fare. E’ stato concordato di convocare i genitori delle quarte classi, compresi quelli del ragazzo in questione, per spiegare loro come erano andate realmente le cose. La riunione è stata moderata dai catechisti, in quanto il Parroco era impegnato con la Messa Crismale dei Sacerdoti a Comacchio. La riunione è stata molto animata ma complessivamente l’impressione finale  è stata che i genitori si fossero resi ben conto di come stessero le cose.
•    Il giorno dopo, giovedì santo 5 aprile u.s., alle 21.00, si è tenuta regolarmente la S. Messa “in Coena Domini”, durante la quale tutti bambini delle quarte classi si sono accostati alla Eucarestia. Era presente anche questo ragazzo disabile accompagnato dalla famiglia. Dopo la comunione dei compagni il Parroco è andato pure davanti al ragazzo, collocato negli stessi spazi dei loro compagni, con la stessa gestualità tenuta con i ragazzi appena comunicati e gli ha impartito una speciale benedizione, secondo le indicazioni ricevute dalla Curia. All’omelia il Parroco aveva espresso la sua amarezza per quanto di malessere si stava montando nella comunità.
•    Il giorno successivo, venerdì santo, secondo una prassi locale, non si è tenuta alcuna omelia.
•    Il giorno 14 aprile – d’intesa con l’Arcivescovo – è avvenuto un sereno incontro del Parroco e della Catechista con i genitori e il loro ragazzo, al fine di intensificare la preparazione alla desiderata Prima Comunione del figlio; e si è manifestata sia dai genitori che dal Parroco la reciproca meraviglia su PERCHÉ, su COME e su CHI potesse avere imbastito e diramato una sequenza di tante illazioni non fondate o addirittura costruite ad arte circa la presunta “Comunione negata” al “disabile”

In conclusione:

•    1) E’ falso affermare che la Comunione è stata negata al ragazzo, in quanto non è mai stata messa in programma per il Giovedì Santo (anzi, insieme ai  genitori, fin dall’inizio e nei pochi mesi successivi, questa data era stata espressamente esclusa perché prematura rispetto al progetto).
•    2) Non essendo stata messa in programma, per il Giovedì Santo la Prima Comunione del ragazzo non è stata nemmeno “rimandata”, in quanto non si rimanda una cosa di fatto mai programmata per quel giorno; preordinata, invece, per il momento che fosse risultato più idoneo data la situazione.
•    3) La Comunione al ragazzo sarà sicuramente data appena possibile, al termine del progettino che fu approntato nella riunione dei Catechisti il 29 febbraio scorso e ratificato anche dopo i fatti incresciosi avvenuti.
•    4) Quando ciò avverrà, cioè il non lontano giorno della Prima Comunione del ragazzo disabile, il Parroco e i Catechisti con lui, avranno finalmente raggiunto il loro obiettivo, programmato fin dal primo giorno, assecondando di buon grado il desiderio espresso dai genitori del ragazzo disabile. Si ottempererà, in tal modo, sia alle direttive dell’Autorità Ecclesiale, sia all’orientamento perseguito dal Parroco, adoperando quel prezioso “buon senso” che si deve porre in cosa tanto delicata.

2) Direttive dell’Autorità Ecclesiale in materia di Eucarestia ai disabili

Qualcuno si è appellato al Papa Benedetto XVI, il quale nell’esortazione “Sacramentum Charitatis” dice: “venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l’Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna”.

Perciò:
* E’ comunione negata o comunione “preparata” quella che si preoccupa di coscientizzare, con più profondità, la fede di genitori che rientrano nella pratica cristiana, e che accoglie anche chi non è della propria parrocchia, impegnandosi a integrarlo, comunque, nella propria comunità cristiana?

I Vescovi e i Parroci hanno poi magnifiche direttive in un documento del 2003 (anno per le persone disabili) in cui, fra l’altro, si afferma:

•    “per la delicata situazione (della disabilità mentale) bisognerà evitare due estremi: da una parte, chiedere al disabile di raggiungere un livello di consapevolezza UGUALE a quello di ogni altro battezzato; dall’altra, presumere, in partenza, che non è possibile (nel disabile) ALCUNA preparazione”

Perciò:

* E’ comunione negata o è comunione “preparata” quella che cerca gradualmente di far precedere alla prima comunione del disabile una proporzionata, possibile, minima preparazione e cerca di colmarne la totale previa sua nescienza?

•    “Il Codice di Diritto Canonico prevede il dovere della catechesi anche a questi fratelli (disabili psichici gravi). Il parroco deve curare secondo il canone 777/4 che l’istruzione catechistica sia trasmessa anche a quelli che sono impediti nella mente e nel corpo, per quanto PERMETTE la loro condizione”.

“Bisogna evitare due estremi, circa il disabile:
– rifiutare l’Eucarestia ritenendola “non necessaria” con l’idea pietista che “tanto si salva lo stesso”
– accettare di dare l’Eucarestia senza alcuna preparazione, negando così la capacità di conoscere e amare Dio”.

Perciò:

* E’ comunione negata o è comunione “preparata” quella che viene preceduta da una sia pur  minima, possibile catechesi e quella che si sforza di accendere in tali creature qualche sentimento prezioso, che Dio vede nel segreto, e che può tradursi in qualche piccolo assenso cosciente in loro?

3) Un monito accorato
Se qualcuno ha voluto “torturare” la Comunità cristiana, mi permetto di dire loro: “senza cognizione moltiplichi le chiacchiere” (Giobbe 35,16). Ma guai a chi “fabbrica nastri magici per dare la caccia alle persone” (Ezechiele 13,17).

4) Per chi desidera sinceramente informarsi:

– Queste note sono rivolte ai diocesani di Ferrara-Comacchio che hanno tutto il diritto di sapere come sono e come sono andate le cose, dopo le due incursioni, compiute, senza alcun fondamento, su “l’ICI della Diocesi” e su questa presunta “Prima Comunione negata”.

– Ritengo anche giusto che coloro i quali sono stati raggiunti – a mezzo stampa, televisione, radio o quant’altro – da questa pseudo-notizia di “comunione negata”, e se ne sono rammaricati o scandalizzati, possano compiere una sana verifica sulla verità dei fatti.

5) Vicini ai genitori e al loro figlio
Se poi fosse avvenuto che, certamente senza volerlo, i Genitori o il ragazzo stesso non fossero stati accolti con tutta quell’attenzione e premura che la comunità cristiana deve loro offrire, dobbiamo, come fratelli, tutti chiedere loro scusa.

6) Il disabile “reliquia di Dio”

Voglio dire ai miei diocesani che, anni or sono, battezzando un bambino nato idrocefalo, da genitori che avevano reagito a sollecitazioni di aborto conservandolo in vita con tutto l’amore, ho tracciato – al termine dell’Eucaristia battesimale -sui genitori e sui parrocchiani presenti, un segno di croce e di benedizione, avendo in mano quel neonato, cioè: una reliquia di Dio.

Ferrara, 16 Aprile 2012

Paolo Rabitti
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

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