Comunione negata o preparata?

A ricostruire per filo e per segno i dettagli della vicenda finita sui media nazionali la settimana scorsa, relativa al presunto rifiuto da parte del parroco di Portogaribaldi di ammettere alla prima Comunione un bambino disabile, è oggi in un lungo comunicato stampa, lo stesso Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Paolo Rabitti.

Un parroco  accusato di aver negato la prima comunione ad un bimbo gravemente cerebroleso, Una lettera dei compagni di scuola che fanno pressione insieme alle loro mamme, una famiglia che desidera che il proprio bimbo riceva l’Eucarestia, sono questi gli ingredienti di una vicenda che ha scosso nei giorni scorsi l’opinione pubblica nazionale e locale e che ha destato stupore e una certa reazione indignata in alcuni opinionisti anche cattolici, per l’identità dei suoi protagonisti. Da un lato il  sacerdote cattolico, interprete del  messaggio d’amore con cui si identifica la Chiesa cattolica, dall’altro un bimbo nato gravemente malato,  cui i genitori tentano i offrire una vita il più possibile vicina alla normalità. Sulla vicenda, interviene oggi con un lungo comunicato l’arcivescovo di Ferrara Comacchio, Mons. Paolo Rabitti che ricostruisce nei dettagli i colloqui fra la famiglia , il parroco e la stessa Curia, si chiede  e  chiede a noi che lo leggiamo  di decidere se considerare , alla luce dei fatti, la vicenda come un caso di Comunione negata, o non piuttosto di Comunione preparata. Nessuno, fa intendere il comunicato, ha mai pensato di rifiutare la Comunione a questo bambino, ma per la natura dell’atto sacramentale, il parroco, i catechisti e la Curia hanno  voluto far precedere a questo momento  una preparazione minima, proporzionata alla possibilità di colmare la totale inconsapevolezza del bambino.il codice di diritto canonico dice Rabitti, prevede il dovere della catechesi anche ai disabili psichici gravi, il parroco ne deve curare l’attuazione per quanto permesso dalla condizione dei singoli . Due gli estremi da rifiutare: l’eucarestia ritenendola non necessaria con l’idea pietista che tanto si salva, lo stesso, accettare di darla senza alcuna preparazione, negando la capacità di conoscere e amare dio. Il parroco di Portogaribaldi e la curia di Ferrara hanno cercvato di evitare questi opposti, preparando il bambino ad una cerimonia che avverrà più avanti, senza negargli la festa con i compagni. Però, conclude l’arcivescovo, se fosse accaduto che i genitori o il ragazzo non fossero stati accolta con la premura e l’attenzione che la comunità cristiana deve loro offrire dobbiamo come fratelli chiedere scusa. Per noi, conclude, i disabili sono una reliquia di Dio.

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