Continuiamo a parlare di astensionismo?

 

Paola Castagnotto
Paola Castagnotto

Dal nostro blog “Eva contro Eva” , oggi apriamo la giornata del 25 aprile 2016 e la home page del nostro sito con un articolo scritto per il blog di telestense.it “Eva contro Eva” da Paola Castagnotto.

E’ una riiflessione molto amara su quanto sta succedendo oggi nel nostro Paese in tema di diritto al voto, un diritto conquistato faticosamente e per le donne  solo da 70 anni.

Un diritto importante per la tenuta della Democrazia, nata in Italia con la Costituzione della Repubblica italiana e dalla Liberazione.

Nel 1945 alla vigilia della Liberazione, della fine della guerra e della dittatura,  il Governo di Ivanoe Bonomi approvò il decreto che estendeva il diritto di voto alle donne, che votarono, finalmente, per la prima volta il 10 marzo del 1946, quando si svolsero le prime elezioni amministrative dopo la caduta del fascismo. In Italia era tornata la pace, ma bisognava pensare alla ricostruzione materiale e morale, a partire da quella  civile e politica  del Paese, che si avviò con il decreto che riconobbe diritto di voto alle donne, un diritto che divenne completo con il riconoscimento il 10 marzo 1946  dell’eleggibilità delle donne, diritti messi in atti  nelle prime elezioni amministrative dopo la caduta del fascismo. Per la prima volta in Italia le donne andarono alle urne in 436 comuni

Di lì a pochi mesi il 2 giugno 1946si tennero le prime elezioni politiche, il Referendum istituzionale monarchia-repubblica,  l’elezione dell’Assemblea Costituente, in cui furono elette 21 donne.

Oggi ricordare e celebrare la Liberazione, senza riflettere sulla portata di quegli eventi e sulla minaccia cui il diritto di voto è esposto ai nostri giorni, può trasformare questa festa in un fatto rituale.

Paola Castagnotto scrive e invita noi tutti a riflettere e ad esprimerci:  

L’astensionismo ha vinto il 17 aprile. Sulla legittimità o meno dell’astensionismo, in particolare negli appuntamenti referendari, da sempre si consuma lo scontro politico  tra le diverse interpretazioni del valore vincolante” dell’art.48 della Costituzione. Appelli all’astensionismo ne sono stati fatti tanti, alcuni con risultati opposti. Ricordo con molto piacere la consultazione sul divorzio del 1974 dove l’invito dell’integralismo cattolico andò a vuoto. Vinsero i NO con circa il 60%, ma soprattutto andò a votare l’87,7% degli elettori. Altri tempi si dirà. Però, anche tempi più delicati  per chi ha o dovrebbe avere a cuore la partecipazione attiva dei cittadini e la ricostruzione di un rapporto di fiducia con la politica.

Per questo, io sono una di quelle persone, probabilmente definibili obsolete in questo incalzante e quotidiano invito alla modernizzazione dei giudizi e dei comportamenti, che ritiene sconcertante la considerazione fatta dal Premier Renzi e dal Presidente Emerito Napolitano , sulla legittimità dell’astensionismo in occasione del referendum del 17 aprile.

Lo sconcerto è di tipo etico, visto che continuo a pensare che l’esercizio del voto, anche per un referendum, sia diritto faticosamente conquistato da altri, ma lo sconcerto è anche legato a una incongruenza di lettura del fenomeno dell’astensionismo.

05 foto orari referendumArgomentare con convinzione  che “  ….Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no”…( Premier Renzi su Repubblica) non ha, a mio parere, nessuna coerenza con la sottovalutazione politica del crescente astensionismo degli ultimi appuntamenti elettorali. Se astenersi è una scelta ed è equiparabile ad una espressione politica, allora perché si continua a non analizzarne le ragioni e le domande che l’astensionismo pone alla politica. E’ un po’ riduttivo piegare il fenomeno dell’astensionismo alle tesi che si considerano giuste. Cosa c’è un astensionismo legittimo, se conferma le attese di chi è contrario e un astensionismo pericoloso?

Io invece sostengo la radicalità di una pericolosità sempre e comunque dell’astensionismo e continuo a ritenere che dovrebbe essere la prima fonte di autoriflessione per chi ha responsabilità di governo. Lo penso doppiamente per l’elettorato femminile che, se è possibile, ha ancora più argomenti di disaffezione politica, vista la poca tenacia nel perseguire obiettivi di riequilibrio della parità nel nostro Paese.

Solo per stare su un tema che conosco, il contrasto della violenza, dopo i suoni di grancassa di inizio legislatura, una legge come la 119 così detta sul femminicidio, adesso siamo di nuovo al palo.

donne votoLa referente parlamentare per le pari opportunità, on. Martelli, si è dimessa nella indifferenza generale, il Piano Nazionale Antiviolenza è finito sulla carta e fermo non si sa dove, i finanziamenti previsti dalla L.119 alle Regioni per la sopravvivenza dei Centri Antiviolenza e delle azioni territoriali concrete, sono bloccati in conferenza Stato-Regioni, per l’inefficienza di 5 Regioni che non hanno inviato al Ministero il registro dei presidi antiviolenza dei loro territori . Non è nato nessun registro nazionale della violenza ( obiettivo del Precedente Piano “Carfagna”), i dati sugli effetti della L.119 forniti dal Ministero degli Interni sono incompleti e spesso contestati come è avvenuto in occasione del 25 novembre. Intanto, si è pensato bene di poter far a meno di Linda Sabbatini all’ISTAT, donna di grande intelligenza a cui si deve non solo la prima ricerca nazionale del 2006 sulla estensione del fenomeno violenza in Italia, ma anche la introduzione di statistiche finalmente “di genere” e non neutre. Tutto fermo, tranne la strage di donne che continua con la sua regolare cadenza quasi quotidiana.

Molti altri sono gli argomenti, dal lavoro , alle pensioni , per abbassare la fiducia dell’elettorato femminile e spingerlo a sentirsi estraneo alla partecipazione politica. Ma proprio in ragione di questa incompiutezza ribadisco che bisogna esserci, con le proprie opinioni, e non permettere che un astensionismo non studiato e analizzato, si “mangi” la forza delle domande che le donne devono tenacemente continuare a fare. Le nostre mamme e nonne che conquistarono il voto 70 anni fa, avevano ben compreso cosa significa esserci, essere una presenza “ingombrante”.

Cerchiamo di non disperdere quel patrimonio etico di impegno e responsabilità.

Paola Castagnotto

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *