Coopcostruttori: parola alle difese

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E’ il giorno della difesa di Giorgio Dal Pozzo, il vice-presidente di Coopcostruttori dal 1993 al 2002. Nella nuova udienza del processo che ormai è alle battute finali hanno preso la parola ancora una volta le difese di alcuni imputati. Apre quella di Pierluigi Viola, un imputato minore nel processo che vede alla sbarra i vertici dell’ex cooperativa di Argenta.

Poi tocca all’avvocato Gian Luigi Pieraccini che ha di fianco il suo assistito: Dal Pozzo, appunto. Pieraccini chiede provocatoriamente alla corte, presieduta dal giudice Francesco Maria Caruso, se questo è un processo all’incapacità di gestione di un’azienda o a dei reati. Rimarca che alla Ccostruttori un manager bocconiano non ci sarebbe mai andato per soli 1400 euro al mese, il compenso – dichiara – percepito dal suo assistito. Divulga poi in aula, per sottolineare il peso morale del suo cliente davanti alla vicenda di Coopcostruttori, che tre mesi dopo l’apertura del dibattimento Dal Pozzo venne colpito da infarto.

Poi altre osservazioni e tentativi volti a smontare tutta l’ipotesi accusatoria del pm Ombretta Volta. “Giorgio Dal Pozzo non può essere condannato perché all’interno di Coopcostruttori non aveva un ruolo decisionale” rimarca l’avvocato Pieraccini. Non era il direttore generale e non è stato nemmeno un amministratore generale, sostiene il legale. Il ruolo di Dal Pozzo – precisa Pieraccini – poteva definirsi puramente tecnico. “Si può dire dunque che c’è stato un patto criminale che andava avanti dal 1992 o si dovrebbe dire che c’è stato un tentativo di superare la crisi degli anni Novanta e fare di tutto per salvaguardare l’occupazione di Costruttori” ha tuonato nell’aula A del tribunale la difesa Dal Pozzo. Le prove dell’innocenza del vice-presidente, sostiene l’avvocato, stanno tutte nel fatto che la direzione tecnica dell’aziende come Cercom e Felisatti hanno prodotto marchi che ancora sono sul mercato. Affermazioni troppo forti per i soci caduti nel crac di Costruttori che assistono dal fondo dell’aula il processo. Uno di loro, una donna, commenta ad alta voce e chiede allora dove sono finiti i loro soldi. Dal Pozzo insomma per la difesa, citando anche altre sentenze e sfogliando diverse carte, non deve essere condannato perché non ha mai condotto un ruolo decisionale come previsto da chi viene nominato vice-presidente in un’azienda. Qui Pieraccini per non far condannare il suo assistito scarica le responsabilità su patròn Donigaglia.

Il processo si aggiorna il primo febbraio.

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Un pensiero su “Coopcostruttori: parola alle difese

  • 21/01/2013 in 9:47
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    è vergognoso quello che dicono gli avvocati dei loro assistiti,gli unici che non sapevano erano i soci che ci hanno rimesso credibilità e danaro

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