Coronavirus : in attesa della fase 2 c’è fretta di ripartire. La Scienza dice “Ancora no”

Non siamo nella fase 2, ma tanti scalpitano per anticiparla.

Il sistema economico nazionale e locale vuole un ritorno graduale, ma rapido, alla normalità, mentre scienziati e studiosi esortano a non abbassare la guardia. Fra questi il prof. Ernesto Burgio, pediatra, esperto di epigenetica e biologia sostiene la necessità di tutelare prima di tutto il personale sanitario.
” Prima c’è ristrutturare l’intero sistema devastato negli ultimi 15-20 anni da politiche liberiste e di privatizzazioni.

L’Italia intanto va in ordine sparso incontro alla riapertura delle attività produttive e commerciali. Ogni Regione procede per conto proprio, dentro la stessa regione città, province e comuni si regolano un po’ come gli pare. Insomma va dove ti porta il cuore, o meglio il portafoglio.

Ma, il personale medico e sanitario, cui abbiamo tributato gratitudine e onori nei giorni scorsi, che cosa pensa di questa corsa alla riapertura a macchia di leopardo, mentre il contagio c’è, anche se più lento, gli ospedali sono meno congestionati, le terapie intensive tirano il fiato, ma i decessi sono in aumento.
La carica virale del coronavirus per alcuni ottimisti è all’1,7 % , per altri è ancora sopra il 2.5 %, quindi molto lontana da quello 0,1% che ha spinto la Cina a riaprire i battenti, per tornare poi a una maggiore prudenza , quando ha visto, come in questi giorni, il numero dei contagiati di ritorno salire rapidamente.

Virologi, infettivologi ed esperti di epidemiologia di casa nostra, con in testa il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, confermano che l’incremento del contagio è più contenuto, segno che le misure funzionano, ma la letalità del virus non si ferma, ha sottolineat Giovanni Rezza, direttore dell’Isttuto superiore di Sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico del Governo. ” Ddobbiamo consolidare i dati e resistere”.”Non arriveremo a contagi zero” ha aggiunto. “Il virus non stopperà purtroppo la sua circolazione. A Wuhan ci sono riusciti prendendo misure incredibili – spiega – ma ora hanno un effetto ritorno.”

L’8 aprile scorso, Ernesto Burgio, pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare, presidente del comitato scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale e membro del consiglio scientifico dell’European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles, interpellato da Business Insider Italia, dopo avere e individuato nel ritardo delle necessarie misure di contenimento la causa dell’esplosione del contagio, dà come ipotesi di parziale riapertura delle attività produttive il 15 maggio, e non prima, aggiunge. Il contagio, “ si diffonde nei luoghi chiusi, in casa, in famiglia, al lavoro: non all’aria aperta”e dichiara impossibile a tutt’oggi, per la scienza, indicare una durata dell’immunizzazione.Quanto alla riapertura parziale del sistema economico – finanziario, non ha dubbi, prima di tutto bisogna rimettere in sesto la Sanità, proteggerne gli operatori. Se non riusciremo a farlo rapidamente, conclude, è evidente che una possibile/probabile seconda fase sia peggio della prima. Quindi sì alla ripresa dell’economia, ma rafforzando il sistema sanitario, e aiutando i cittadini ad essere informati, formati e protetti. “

Sulla stessa lunghezza d’onda la virologa Ilaria Capua, che al Corriere ammette che la scienza sa ancora troppo poco per dare certezze sul futuro dell’epidemia, “il vaccino è lontano, i protocolli terapeutici in fase di sperimentazione negli ospedali, …quel che è certo, conclude , è la necessità di una riflessione personale, di famiglia e di team di lavoro o di gruppo di svago, per adattare quello che sappiamo sulla prevenzione del Covid-19 alla nostra vita quotidiana… Non possiamo permetterci un’altra catastrofe con le bare nelle palestre e i morti che non si riescono più a contare. Dovremo, per forza, ripensare i nostri regimi organizzativi ed intrattenitivi. “

Nel Paese la parola d’ordine di chi vuole riaprire, è ripartire con giudizio: qualche giorno la settimana, distanze assicurate, clienti ammessi all’interno dei negozi con il contagocce.

Oggi il ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, ha dichiarato che chi apre se ne assumerà la responsabilità. Ma già sappiamo che non sarà così e che nel conflitto di poteri e competenze, il governo centrale rischierà di essere messo in corner dalle autonomie regionali, mentre i cittadini restano in balia del solito insanabile conflitto fra salute ed economia.

D.B.

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