Coronavirus, carceri: “Potrebbe essere una strage” – VIDEO

A circa 20 giorni dalle rivolte in alcune carceri italiane, con un bilancio di 13 detenuti morti, 40 agenti feriti, molti danni materiali, si è alzato l’allarme dei garanti territoriali delle persone private della libertà, mentre il Garante nazionale ha invitato tutti ad accogliere il monito di papa Francesco e a unirsi per cercare gli strumenti più adeguati ad affrontare il rischio pandemia in carcere per tutelare chi lavora in carcere, i detenuti e la stessa collettività esterna, su cui inevitabilmente ricadrebbe l’esplodere del contagio nelle carceri. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha fatto sapere che al momento sono risultati positivi al coronavirus 116 i poliziotti e 19 detenuti.

“I primi casi di positività al virus Covid-19 registrati in alcuni istituti penitenziari, hanno riportato l’attenzione sui rischi connessi alla sua possibile diffusione in carcere, dove le misure di prevenzione prescritte alla popolazione in libertà non possono essere rispettate in condizioni di sovraffollamento. Comincia così l’appello della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, condiviso dai Garanti nominati da Regioni, Province e Comuni inviato.nei gg scorsie inviato nei giorni scorsi alle massime Istituzioni dello Stato e locali.

Citati anche da Papa Francesco,i report dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Comitato europeo per la prevenzione della tortura sostengono la necessità di interventi che riducano l’affollamento e consentano la domiciliazione dei condannati a fine pena e la prevenzione e l’assistenza necessaria a quanti debbano restare in carcere, come sottolineato dal Consiglio superiore della magistratura, dall’Associazione nazionale magistrati, dall’Unione delle Camere penali e dall’Associazione dei docenti di diritto penale. Con quelle misure non solo non si supera il sovraffollamento esistente (formalmente di 7-8000 persone, sostanzialmente di almeno diecimila), ma non si garantisce il necessario distanziamento sociale richiesto a tutta la popolazione per la prevenzione della circolazione del virus. Servono, e urgentemente, ulteriori misure, di rapida applicazione, che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile.

Attualmente sono 57.590 le persone detenute presenti oggi negli Istituti penitenziari, la cui capienza regolamentare calcolata è di 51.416, ma lo stesso Dipartimento penitenziario rivela che i posti realmente disponibili non arrivano a 48.000, con situazioni di gravissimo affollamento in alcune carceri. Taranto è occupato al 194% e quello di Lecce al 182%; in Lombardia un picco rilevante è a Monza (173%) Campobasso (175%) e di Latina (181%).

Il provvedimento interdipartimentale, il provvedimento attuativo del decreto “Cura Italia” firmato dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) e dal capo della Polizia mette 5000 braccialetti a disposizione per il controllo delle persone detenute con una pena residua compresa tra i sei e i diciotto mesi, ammesse alla detenzione domiciliare, 920 dei quali già disponibili, ma prevede l’installazione di un massimo di 300 apparecchi a settimana, quindi tempi lunghi di attuazione rispetto alla velocità del contagio.

Di qui l’appello al Presidente della Repubblica, quale supremo garante dei valori costituzionali, ai Sindaci e ai Presidenti delle Regioni, delle Province e delle Aree metropolitane ai Parlamentari della Repubblica, affinché nell’esame del decreto-legge “vengano adottate misure molto più incisive e di pressoché automatica applicazione, in grado di portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile”.

D.B

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *